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Garanzie, rimborsi e perdite tutti i rischi della bad bank leggera

MILANO.
I fondi internazionali continuano a vendere le azioni delle banche italiane. Settimana scorsa si pensava che l’intervento di Mario Draghi – il quale ha assicurato pubblicamente che non è in corso alcun nuovo stress test sui crediti deteriorati di sei banche italiane – fosse riuscito a placare la furia del mercato.
Ma invece non è stato così: gli hedge fund e i gestori che operano in Borsa continuano a pensare che nei bilanci di alcune banche italiane i crediti in sofferenza, sebbene già svalutati di circa il 60%, siano in realtà ancora sopravvalutati. E l’unico termine di riferimento in termini di prezzo è quello adottato dal meccanismo di risoluzione per le quattro banche salvate prima di Natale (Etruria, Cariferrara, Carichieti, Banca delle Marche) i cui crediti sono stati svalutati al 17,8% del valore nominale. Un numero che dall’inizio del 2016 si sta rivelando un vero incubo.
Se fosse realistico vorrebbe dire che nei bilanci delle banche italiane si aprirebbe un buco da oltre 40 miliardi. E il sistema creditizio vacillerebbe.
BAD BANK LEGGERA. Ecco allora che per allontanare questo spettro si sono riposte molte speranze nella cosiddetta bad bank, cioè nel trasferimento dei crediti in sofferenza in uno o più “veicoli” esterni alle banche.
Il meccanismo è già stato utilizzato tre anni fa dalla Spagna ma in quel caso il veicolo era stato finanziato con soldi pubblici e ciò ha permesso alle banche di ripulirsi una volta per tutte ricominciando a erogare prestiti all’economia reale. Con le nuove regole ciò non è più possibile e il meccanismo partorito dall’accordo Padoan-Vestager assomiglia a un pannicello caldo.
OGNUNO SI FA LA SUA. Ogni banca potrà creare il proprio “veicolo” nel quale far confluire una parte dei propri crediti deteriorati da impacchettare e rivendere a terzi.
Ma il “veicolo” rimane di proprietà della singola banca e quindi con questo metodo non si ottiene il risultato di sgravare i bilanci dal gran peso delle sofferenze. Il beneficio che si ottiene con tale schema è minore anche perchè si riduce a un leggero miglioramento del valore a cui le banche trasferiscono i propri crediti nel “veicolo” esterno.
IL PREZZO. Il monte delle sofferenze da trasferire potrebbe essere pari a 40 miliardi. Ma se il mercato decidesse – come sembra voglia fare – che invece la svalutazione possa essere maggiore, le banche incasserebbero una “perdita” di almeno 10-15 miliardi .Questa perdita intaccherebbe il capitale e dunque e costringerebbe quelle più deboli a chiedere altri soldi agli azionisti e al mercato, passaggio non certo facile.
L’IMPACCHETTAMENTO. Una volta arrivati nel “veicolo” i crediti deteriorati vengono impacchettati in diverse tranche di titoli, in pratica una cartolarizzazione in categorie senior o junior a seconda della priorità nel rimborso. Le tranche senior devono essere rimborsate prima di quelle junior e dunque avranno un rendimento più basso delle altre, piu rischiose.
LA GARANZIA. Ciò che permette di migliorare il prezzo di vendita delle sofferenze dalle banche al “veicolo” è la possibilità di acquistare una garanzia pubblica. Lo Stao, in sostanza , si fa carico della eventuale mancata restituzione dei prestiti. La garanzia può essere acquistata solo per le tranche senior e ha un costo di mercato. E’ questo il meccanismo che ci protegge dall’accusa di usare aiuti di Stato e ci ripara dalla procedura di infrazione Ue. Gli analisti stimano che questa garanzia possa costare tra 80 e 100 punti base. Inoltre le cartolarizzazioni senior sono comunque titoli meno liquidi: bisogna aggiungere un altro premio di 50-70 punti base.
Il costo finale quindi lievita ed la convenienza di liberarsi dei crediti in sofferenza si riduce: è un aiuto, certo, ma non basta a stoppare le vendite di questi giorni.
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