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Garanzie per 10 miliardi di credito

Tra gli 8 e i 10 miliardi di nuovi finanziamenti. È questo l’effetto che ministero dell’Economia e dello Sviluppo economico si attendono da una delle principali norme del decreto competitività in via di approvazione (si veda Il Sole 24 Ore del 1° giugno). L’articolato prevede l’ampliamento della platea di imprese che possono beneficiare dei finanziamenti bancari collocabili nei portafogli garantiti dal Fondo centrale di garanzia, affiancando alle piccole e medie imprese quelle a media capitalizzazione (che, a prescindere dal fatturato e dall’attivo patrimoniale, hanno al massimo 1.500 dipendenti). La garanzia potrà essere concessa non solo su portafogli di crediti ancora da erogare ma anche su quelli già erogati, alla data della richiesta di garanzia del Fondo, dalle banche, «a condizione che siano in bonis». In questi casi, la garanzia «non potrà essere superiore al 50% della prima perdita registrata sul portafoglio», a condizione che la banca «si impegni a erogare un volume di nuovi finanziamenti, almeno pari all’ammontare del portafoglio garantito, a piccole e medie imprese e mid-cap». La relazione al decreto stima tra 8 e 10 miliardi di nuovi prestiti, a fronte di un rifinanziamento del Fondo di 500 milioni per il 2014. Il nuovo meccanismo, ha spiegato ieri il ministro dello Sviluppo Federica Guidi, permetterebbe al Fondo anche di «favorire i nuovi interventi a supporto del credito che varerà la Bce».
Un altro tassello centrale del decreto è il nuovo «Ace» (aiuto alla crescita economica). La bozza stabilisce che la detassazione del tasso di rendimento figurativo da portare in deduzione al reddito d’impresa che non trovi capienza nell’imponibile Ires dell’esercizio possa essere utilizzabile ai fini Irap mediante trasformazione in un credito d’imposta da compensare eventualmente con il debito Irap. Contemporaneamente, viene eliminato il beneficio a valere sul patrimonio netto di soggetti Irpef. Al via poi una super-Ace (con rendimento nozionale maggiorato al 6%) per le imprese che si quotano in aumento di capitale o, se già quotate, effettuano aumenti di capitale.
Sempre per il credito, come già anticipato, viene confermata la liberalizzazione dei finanziamenti diretti da parte di assicurazioni, società di cartolarizzazione e fondi di credito (che non fanno ricorso alla leva finanziaria). Nella bozza compaiono anche l’estensione dell’imposta sostitutiva sulle garanzie accessorie collegate ai crediti bancari e l’ inclusione dell’imposta sulle transazioni finanziarie nell’ambito dei tributi indiretti coperti dal regime sostitutivo. Confermata la detassazione (per un anno) al 50% degli investimenti incrementali rispetto alla media dei cinque anni precedenti in beni strumentali, software e brevetti a valere su Ires e Irap.
Di forte impatto appare l’articolo che facilita le emissioni di obbligazioni societarie, anche per le Pmi: eliminati i vincoli legati al capitale, ampliata la platea di chi può acquistarli, abrogazione della ritenuta d’acconto sulle obbligazioni non quotate collocate presso investitori qualificati, stop alle discriminazioni per le cartolarizzazioni.
Per favorire la quotazione delle Pmi, arriverà anche in Italia la nozione di azioni dotate di voto plurimo, per favorire l’approdo in Borsa anche da parte degli imprenditori che non vogliono perdere il controllo della società. Viene inoltre ridotto il capitale minimo richiesto per la costituzione di una spa da 120mila a 50mila euro.
Il decreto legge, che dovrebbe essere varato dal consiglio dei ministri il 13 giugno o comunque entro il 20 e che conterrà anche le norme per tagliare la bolletta elettrica, includerà inoltre norme per favorire la presenza di operatori istituzionali nel mercato immobiliare. In particolare, la bozza allinea, anche sotto il profilo fiscale, la normativa italiana sulle Siiq (società di investimento immobiliare quotate) a quella dei principali ordinamenti Ue.
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