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Garanzie, limitazioni stringenti

Tutta in salita la strada per l’esecutività delle sentenze tributarie; il famigerato e tanto atteso decreto del ministero delle finanze che rende operativa la possibilità di vedersi restituire somme dall’amministrazione finanziaria in esito ad una sentenza (ancorché non definitiva) favorevole lascia l’amaro in bocca ai contribuenti; troppe e troppo stringenti le limitazioni previste per la fideiussione richiesta a garanzia dell’erario in caso di rimborso.

La questione è la seguente: l’articolo 69 del dlgs n. 546/92 (come modificato dal dlgs n. 156/2015) prevede che le sentenze di condanna al pagamento di somme in favore del contribuente e quelle emesse su ricorso avverso gli atti relativi alle operazioni catastali siano immediatamente esecutive. Tuttavia, il pagamento di somme dell’importo superiore a 10 mila euro, diverse dalle spese di lite, può essere subordinato dal giudice, anche tenuto conto delle condizioni di solvibilità dell’istante, alla prestazione di idonea garanzia.

Nella G.U. n. 60 del 13 marzo 2017 è stato finalmente pubblicato il decreto del ministero dell’economia e delle finanze 6 febbraio 2017, n. 22 sulle modalità di concessione delle garanzie in presenza di sentenze tributarie immediatamente esecutive anche se non definitive.

Intanto va chiarito che ad oggi la disciplina non è ancora operativa nonostante il decreto; non solo perché lo stesso entrerà in vigore il quindicesimo giorno successivo alla sua pubblicazione in G.U., ossia il 28 marzo prossimo; siccome Il contenuto della garanzia è ripreso dalle regole dei rimborsi Iva il decreto prevede un ulteriore decreto del direttore generale delle finanze per l’approvazione dei relativi modelli.

Nel merito, in tre articoli, il decreto disciplina il contenuto e la forma della garanzia, la sua durata nonché le modalità e le tempistiche di escussione.

Al di là delle previsioni di cui all’articolo 69, il decreto prende in considerazione tutti i casi in cui l’ordinamento tributario prevede la prestazione di garanzia fideiussoria. Così oltre all’ipotesi di restituzione di somme, è contemplata quella di sospensione dell’atto ovvero di sentenza sfavorevole al contribuente (articoli 47, comma 5, 52 comma 6, e 62-bis, comma 5 del dlgs n. 546/92), le sospensioni aventi ad oggetto risorse proprie tradizionali, nonché Iva all’importazione e le richieste di misure cautelari da parte dell’agenzia delle entrate quali ipoteca e sequestro conservativo (articoli 19, comma 3, e 22, comma 6, del dlgs 472/97).

Il contenuto della garanzia, come detto, si ispira ai rimborsi Iva. La garanzia deve avere ad oggetto l’integrale restituzione della somma pagata al contribuente, comprensiva di interessi, ovvero, nei casi di garanzia prestata ai sensi degli articoli 47, comma 5, 52, comma 6, e 62-bis, comma 5, del decreto legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, e degli articoli 19, comma 3, e 22, comma 6, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, l’obbligazione di versamento integrale della somma dovuta, comprensiva di interessi. Qualora i tributi oggetto di contenzioso afferiscano a risorse proprie tradizionali, il tasso di interesse è determinato all’1%, ai sensi del Regolamento (Ue) n. 952/2013.

Circa la durata, se il giudice subordina il pagamento da parte dell’ente impositore di somme superiori a 10 mila euro diverse dalle spese di lite, la garanzia è prestata fino al termine del nono mese successivo a quello del passaggio in giudicato del provvedimento che definisce il giudizio ovvero fino al termine del nono mese successivo a quello dell’estinzione del processo.

Nel caso di sospensione dell’atto ovvero di sentenza sfavorevole al contribuente, la garanzia, se richiesta dal giudice, è prestata fino al termine del nono mese successivo a quello in cui è depositato il provvedimento che conclude la fase di giudizio nella quale la sospensione è stata disposta. In ipotesi di esito favorevole al contribuente la garanzia cessa automaticamente. In caso contrario, entro la fine del nono mese successivo a quello del deposito della sentenza, l’ente impositore potrà escutere la garanzia, salvo l’adempimento da parte dell’interessato.

Se invece si tratta di sospensioni aventi ad oggetto risorse proprie tradizionali, nonché Iva all’importazione, la garanzia è prestata fino al termine del nono mese successivo a quello in cui si verifica il passaggio in giudicato del provvedimento che definisce il giudizio ovvero l’estinzione del processo.

In caso di mancata esecuzione della sentenza, il contribuente può richiedere l’ottemperanza alla commissione tributaria provinciale ovvero, se il giudizio è pendente nei gradi successivi, alla commissione tributaria regionale.

La previsione introdotta in occasione della revisione della disciplina del contenzioso tributario si prefiggeva lo scopo di estendere alle sentenze tributarie favorevoli al contribuente, le regole vigenti nel rito civile e amministrativo in tema di esecutività immediata. Anche in assenza del decreto ministeriale, peraltro, la giurisprudenza e la dottrina avevano spinto per l’operatività della norma.

Da ultimo, la sentenza n. 758 del 13 gennaio 2017 della Corte di cassazione a sezioni unite (vedi ItaliaOggi del 14 gennaio 2017 e del 8 marzo 2017) aveva statuito l’impossibilità per l’amministrazione finanziaria di procedere a iscrizioni a ruolo in spregio a una sentenza favorevole al contribuente e di provvedere allo sgravio di quanto già iscritto in pendenza del giudizio di primo grado.

Alessandro Felicioni

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