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Garanzie legali sulla Brexit. Ma basteranno?

L’ultimo, disperato tentativo di Theresa May ha ottenuto qualcosa: ma non è detto che basti a far passare oggi in Parlamento l’accordo sulla Brexit. Ieri la premier britannica è volata a Strasburgo per incontrare il capo della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, nella speranza di ottenere quelle concessioni che le consentissero di riguadagnare i consensi dell’ala euroscettica del suo partito conservatore. E alla fine a Strasburgo è stato concordato uno «strumento congiunto di valore legale» per garantire che Londra non resterà intrappolata all’infinito nel cosiddetto «backstop», il meccanismo per garantire che non ci sarà un ritorno a un confine fisico fra le due Irlande e che dunque prevede la permanenza della Gran Bretagna in una unione doganale con la Ue. Era questo il punto d’inciampo, che aveva condotto in gennaio a una prima, sonora bocciatura dell’accordo. Bisognerà vedere se oggi a Westminster i deputati cambieranno parere o mostreranno di nuovo il pollice verso: in questo caso, si entrerebbe nel regno dell’incertezza. Perché l’opzione di default è il no deal, cioè la Gran Bretagna che esce dall’Unione Europea il 29 marzo in maniera catastrofica, senza accordi. Senonché la May ha concesso che domani il Parlamento si esprima sulla possibilità di un no deal: e per quanto i duri del partito conservatore vedano con favore la prospettiva, perché consentirebbe una rottura netta con la Ue, a Westminster esiste una maggioranza trasversale che intende bocciare il no deal. Se questo accadrà, si andrà a un ulteriore voto, forse già mercoledì sera o più probabilmente giovedì: e questa volta per rinviare la Brexit. Anche in questo caso è probabile che la mozione passi: anche se per spostare la data dell’uscita occorrerà il consenso di tutti e 27 gli altri Paesi europei, che non vogliono scavallare oltre le elezioni di maggio. Di fronte a questi sviluppi, crescono le pressioni sulla May perché si faccia da parte: alla fine della settimana potremmo trovarci con niente accordo, niente Brexit o niente primo ministro.

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