Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Garanzie in flessione per i Confidi

Circa sette punti percentuali in meno. È questa la flessione registrata dall’offerta di garanzie dei primi dieci Confidi nel 2012. La fotografia, scattata dall’osservatorio di Fondazione Rosselli, Gruppo Impresa, Unicredit e Università di Torino, è una delle tante immagini presenti nella ricerca che racconta, negli anni, l’universo dei Confidi analizzando dati economico-finanziari e organizzativo-gestionali e monitorando gli interventi pubblici a supporto del sistema.
«Guardando i dati 2012 dei Confidi che si collocano nella top ten – spiega Marco Nicolai, curatore della ricerca e direttore scientifico dell’Istituto per la finanza innovativa pubblica di Fondazione Rosselli – si evince che il sistema ha retto l’onda d’urto della crisi anche se gli equilibri di alcuni soggetti sono stati in parte compromessi. Per la prima volta si è registrata la contrazione delle garanzie ma, anche, dei conti: i top ten, infatti, hanno perso 25 milioni di euro ma, in assenza di contributi, ne avrebbero persi 48. In realtà, leggendo bene i bilanci, si vede che sono cresciuti i margini, sia di intermediazione, sia della gestione finanziaria, ed è cresciuto il risultato di gestione. La perdita è dunque da imputare al deterioramento dei crediti».
Uno scenario che rende fondamentale un intervento a sostegno dei Confidi. «Il ruolo del Fondo Centrale di Garanzia – spiega Ambra Redaelli, presidente del Comitato della piccola industria di Confindustria Lombardia, con delega al credito – va reso più efficiente: dei 20 miliardi potenziali a disposizione, infatti, ne sono stati utilizzati solo 4, segno che qualcosa nel sistema non funziona. Innanzitutto andrebbe semplificato l’accesso, che rispetto a quello del Fei è molto più complicato e burocratico. Poi andrebbe allargato il ruolo dei Confidi: oggi, in Italia, i crediti deteriorati sono pari a 139 miliardi. È impensabile lasciare che un valore così grande vada perso: vanno dunque salvate anche le imprese con crediti deteriorati e i Confidi, alla luce del loro valore aggiunto (la reale conoscenza delle realtà sostenute), possono aiutare quelle che, nonostante i conti, sono sane e hanno la possibilità di crescere».
La reale “vicinanza” dei Confidi alle imprese si evince dall’osservatorio, che conferma l’effetto anticiclico svolto da questi soggetti. «Il risultato della ricerca – precisa Gabriele Piccini, country chairman per l’Italia di UniCredit – evidenzia come i Confidi, in questa delicata fase dell’economia, abbiano saputo svolgere un ruolo importante per un corretto e trasparente dialogo tra la banca e le imprese, contribuendo ad apportare un valore aggiunto in termini di informazioni qualitative che non sempre è ricavabile dai dati di bilancio delle imprese. Questo patrimonio informativo ci ha spesso aiutato a mitigare il rischio legato all’attività creditizia».
Il 2012, però, non è stato un anno facile neppure per i top player. Facile immaginare, dunque, che lo stesso trend potrebbe allargarsi alla totalità dei Confidi. «Se qualcosa si può ancora fare sul settore – spiega Andrea Bianchi, direttore di Artigianfidi Lombardia – è accelerare sul processo di aggregazione dei Confidi. I “costi amministrativi” che questi affrontano, infatti, sarebbero meno pesanti se le strutture fossero più grandi. Per lo stesso motivo resta centrale il ruolo delle Regioni che dovranno continuare – come è stato fatto in Lombardia – a sostenere la patrimonializzazione delle imprese».
Se il processo di razionalizzazione dei Confidi sta rallentando, si sta assistendo però a un crescente utilizzo del contratto di rete. Tali contratti – si legge nell’osservatorio – prevedono generalmente una condivisione del rischio di credito (attraverso controgaranzie reciproche), una gestione in comune dei rapporti con le banche e gli enti pubblici e, in alcuni casi, condivisioni della struttura distributiva. «Non bisogna però fare l’errore di pensare che il contratto di rete sia alternativo alla fusione – spiega Vittorio Rigotti, direttore di Alpiveneto Fidi, della Rete Fidi NordEst –: questo infatti, oltre a rendere efficienti i processi, nasce dalla necessità di presidiare il mercato. Nel nostro caso, per esempio, si sono unite due realtà diverse, una più legata all’artigianato e caratterizzata da piccolissime imprese, l’altra più industriale e con imprese più strutturate. L’unione permette di sviluppare servizi e prodotti specializzati per entrambi i segmenti che distribuiamo insieme». La sofferenza dei Confidi e il perdurare della crisi economica rendono però fondamentali nuovi interventi. «Serve un paracadute – conclude Nicolai – i policy maker dovranno lavorare sulla programmazione delle risorse finanziarie comunitarie, chiuse con il governo Monti. Nell’ambito dei minimo 60 miliardi di risorse da impiegare fino al 2020, i Confidi e le garanzie potranno trovare delle risposte. Bisognerà, però, pensare a un paracadute selettivo: non avrebbe senso aiutare tutti, le risorse andranno assegnate ai Confidi più capaci di portarle a beneficio delle imprese».
«Il ruolo dei Confidi – conclude Piccini – va incentivato. In quest’ottica, il modello vincente è quello caratterizzato dal radicamento territoriale dei Confidi stessi e dall’essere emanazione di un’Associazione di Categoria, oltre che da una struttura dimensionalmente equilibrata, in modo da consentire una conoscenza approfondita del business della clientela e un’elevata qualità dei servizi offerti, migliorandone governance, coperture riassicurative e patrimonializzazione».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Grosso com'è, che prima o poi il nodo venisse al pettine era inevitabile. E nodo è davvero il term...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La denuncia di Guglielmo Loy, presidente del consiglio di vigilanza dell’istituto «Due mesi pe...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Quasi 200 mila pratiche in giacenza, un terzo vecchissime, anche di marzo. E almeno 1,2 milioni di l...

Oggi sulla stampa