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Garanzie e finanziamenti in base alla dimensione d’impresa

I finanziamenti bancari richiedibili dalle imprese con garanzia di Sace e Fondo di garanzia sono in fase di partenza e il sistema bancario è chiamato a una prova di efficienza, da un lato, ma anche di selezione del credito, dall’altro.

Aleggia su tutti questi finanziamenti il dramma dei tempi di erogazione: si profila un mese di maggio tragico. Contemperare la posizione Eba sulle modalità di computo della garanzia statale sui requisiti patrimoniali e sugli stage ed accantonamenti Ifrs9 con il necessario snellimento o addirittura automatismi di delibera per le banche, come da tutti richiesti, è una sfida molto difficile, che sta tenendo occupati i tecnici da settimane in cerca di una possibile soluzione.

Anche le imprese, tuttavia, devono operare scelte tra una forma di finanziamento e l’altra, offerte dai diversi istituti di credito: mentre fino a prima del Covid-19 le variabili chiave erano la dimensione, la struttura e il costo del finanziamento, oggi i principali elementi di discrimine sono anche altri.

Rilevano le garanzie disponibili per la banca, in primis, e la tempistica di rimborso, che deve essere adatta ai flussi finanziari prospettici dell’azienda. Certamente, nel dedalo delle norme e delle guide, dei regolamenti e dei formulari necessari, è utile che l’impresa si renda conto che in funzione della propria dimensione sono diverse le opzioni disponibili.

La Pmi (cui sono assimilate imprese individuali ed esercenti arti e professioni) deve dirigersi in prima istanza verso la garanzia da parte del Fondo di cui all’articolo 13 del Dl liquidità, disponibile fino a 5 milioni a valere su finanziamenti di qualunque forma e durata, con garanzia limitata all’80% di cui alla lettera d) del comma 1 del medesimo articolo (che ripropone il testo della precedente garanzia dell’articolo 46 del Dl Cura Italia), ovvero con importo e durata nei limiti indicati dalla lettera c), qualora vi sia la richiesta della più corposa garanzia del 90 per cento.

La ricerca di garanzie ancora superiori, sino al 100% (che dovrebbe essere tipica delle imprese più piccole e/o meno affidabili dal punto di vista bancario), previste dalle lettere m) ed n), comporta tuttavia la riduzione degli importi erogati e punta dunque a soddisfare principalmente le richieste delle micro e piccole imprese.

Una volta saturate le garanzie del Fondo, i soggetti possono percorrere la strada della garanzia Sace, che dunque anche temporalmente entrerà a regime con tempi non brevi.

Fanno eccezione le cosiddette mid cap, ovvero le imprese sotto i 500 dipendenti, che possono invece accedere indifferentemente sia ai finanziamenti garantiti dal Fondo, sia a quelli con intervento di Sace. In quest’ultimo caso, vi è il limite di cumulo con la garanzia del Fondo, previsto dall’articolo 1, terzo comma, che non pare rinvenibile nell’articolo 13. Parrebbe dunque conveniente prima esplorare Sace, e solo dopo il Fondo.

Le grandi imprese restano escluse dall’operatività del Fondo, potendo avvalersi solo della garanzia di Sace; quest’ultima, porta con sé alcune importanti limitazioni non presenti per il Fondo.

Si tratta dell’impossibilità di appostare risorse per investimenti finanziari, di limitazioni a pay out e buyback e alle politiche industriali e soprattutto del divieto di rifinanziamento e di erogazione in situazioni deteriorate.

Questi ultimi vincoli mettono le grandi imprese in una situazione non facile da gestire, specialmente nei casi di appartenenza a settori – come quello della moda o del turismo – che hanno subito enormi contraccolpi e che certamente rischiano l’asfissia per mancanza di liquidità.

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