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Garanzie di Stato per aiutare le banche

di Rossella Bocciarelli

Arrivano, con la manovra varata ieri pomeriggio, anche le misure che danno attuazione al pacchetto banche definito dai Capi di stato e di governo nel Consiglio europeo del 26 ottobre scorso per irrobustire le aziende di credito di fronte alla crisi finanziaria in corso. Sotto la voce "Misure per la stabilità del sistema creditizio", il ministero dell'Economia viene autorizzato, fino al 30 giugno 2012, a concedere la garanzia dello stato sulle passività delle banche italiane, con scadenza da tre mesi fino a 5 anni o, a partire dal primo gennaio 2012, a sette anni per le obbligazioni bancarie garantite previste dall'articolo 7 bis della legge 130 del 1999(la legge sulle cartolarizzazioni) e di emissione successiva alla data del decreto.
Le nuove garanzie che le banche potranno acquistare dallo Stato sono finalizzate a contenere i problemi di funding delle aziende di credito, con ciò evitando che si inaridiscano i finanziamenti di medio e lungo termine. La logica del provvedimento è quella delle regole definite a livello comunitario, che come si ricorderà, poggiavano su tre pilastri, cioè la ricapitalizzazione delle aziende di credito, il potenziamento del fondo di stabilità Efsf, le garanzie pubbliche che in un primo momento si pensava di realizzare, secondo uno schema mutualistico a livello europeo e che invece, in base alla dichiarazione Ue approvata il 26 ottobre si è deciso che debbano essere offerte a a livello nazionale. L'ammontare delle garanzie dello Stato che ciascuna banca può acquistare presso il Tesoro è comunque limitato a «quanto strettamente necessario per ripristinare la capacità di finanziamento a medio lungo termine per le banche beneficiarie» e verrà attentamente monitorato dalla Banca d'Italia, chiamata dalla legge a verificare l'adeguatezza dei livelli patrimoniali reddituali e di merito di credito di quanti vorranno avvalersi di questo strumento.
«Per singola banca – specifica inoltre la norma – l'ammontare massimo complessivo delle operazioni di cui al presente decreto non può eccedere, di norma, il patrimonio di vigilanza, ivi incluso il patrimonio di terzo livello: dunque si considererà in linea generale la dotazione patrimoniale in senso ampio. Anche la dettagliata formula del pricing delle garanzie (le banche pagheranno delle commissioni per le garanzie su questi strumenti di debito) è mutuata dalla normativa a livello europeo. Nell'insieme le fees dovrebbero essere pari all'1 per cento dell'ammontare garantito. Concretamente, il vantaggio per le aziende di credito che si trovino a riscontrare problemi di liquidità è su vari fronti: da un lato con la garanzia dello Stato è più semplice operare sul mercato interbancario; dall'altro anche nelle operazioni che un'azienda di credito intrattiene con la Banca centrale europea, la garanzia dello stato migliora nettamente l'operatività. Infatti, come spiegano all'Abi, aumenta grazie alla garanzia pubblica sulle obbligazioni la quantità di collaterale che la banca può presentare per accedere al finanziamento Bce, anche perché si dovrebbe ridurre l'haircut applicato sui titoli di debito presentati.
Quanto al costo di queste operazioni, al tasso praticato dalla Bce le banche dovranno sommare quell'1% che è grosso modo il costo della garanzia pubblica. Ai fini dell'ammissione alle operazioni di acquisto della garanzia la Banca d'Italia valuterà in ogni caso l'adeguatezza patrimonale delle aziende di credito in base a due criteri: il primo è che i coefficienti patrimoniali alla data dell'ultima segnalazione di vigilanza non siano inferiori a quelli obbligatori; il secondo è che la capacità reddituale della banca dovrà essere adeguata a fare fronte agli oneri delle passività garantite dallo Stato. Il provvedimento tutela inoltre le banche dal rischio che l'accesso alle garanzie pubbliche comporti un effetto stigma (problema che era aleggiato ai tempi dei Tremonti bond) perché stabilisce che le modalità dell'istruttoria e delle comunicazioni del Tesoro a Bankitalia e al richiedente siano rapide e riservate. Un altro backstop previsto dal decreto, che anche in questo segue letteralmente lo schema europeo, è che il Tesoro possa rilasciare la garanzia statale su finanziamenti erogati da Bankitalia a banche italiane e a succursali di banche estere in Italia per fronteggiare gravi crisi di liquidità.

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