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Garanzie anti crisi, la proroga è in bilico

La proroga del Temporary Framework europeo (il Quadro temporaneo sugli aiuti di Stato) consentirebbe di allungare fino al 30 giugno 2021 le garanzie speciali sui prestiti varate in Italia per affrontare l’emergenza economica ed in vigore fino al 31 dicembre 2020. Ma il tema è a dir poco controverso: si registrano opinioni divergenti tra gli esperti del ministero dell’Economia e dello Sviluppo economico e non è escluso che il governo alla fine, un po’ a sorpresa a dire il vero, decida di non approfittare dell’opportunità. Significherebbe rinunciare a prorogare le misure nella legge di bilancio o quantomeno a rinnovare solo le garanzie statali al 100% sui prestiti fino a 30mila euro. Resterebbe fuori la garanzia che copre tutti i finanziamenti al 90% fino a un importo massimo di 5 milioni di euro per singolo beneficiario (per importi fino a 800.000 euro, si può aggiungere la garanzia di un confidi, fino a coprire 100% del finanziamento). Va anche detto che il comunicato diffuso il 18 ottobre dopo il consiglio dei ministri che ha varato «salvo intese» il disegno di legge di bilancio includeva in modo esplicito il riferimento alla proroga della «possibilità di accedere alle garanzie pubbliche fornite dal Fondo Garanzia Pmi» oltre che a quelle della Sace per le imprese più grandi e alla proroga la moratoria sui mutui.

Ma l’esame del dossier evidentemente è ancora in corso. Il ministero dello Sviluppo spingerebbe per salvare almeno i prestiti fino a 30mila euro, anche se a quel punto sarebbe comunque lasciata fuori la fetta prevalente delle operazioni: attualmente 74,7 miliardi sui complessivi 93,3 miliardi di finanziamenti richiesti. Le valutazioni – trapela dai ministeri coinvolti – non necessariamente dovranno concludersi in questi giorni, cioè in tempo per il varo definitivo della legge di bilancio. Si potrebbe considerare infatti un eventuale proroga attraverso un emendamento in sede di conversione parlamentare del Ddl oppure attraverso il consueto veicolo del “decreto milleproroghe” di fine anno.

Dopo aver rischiato di finire in emergenza per mancanza di risorse, l’operatività del Fondo di garanzia era stata salvata in extremis attraverso due interventi. Con il primo, a giugno, il Consiglio di gestione del Fondo aveva approvato la riduzione delle percentuali di accantonamento a titolo di coefficiente di rischio sui prestiti garantiti liberando risorse aggiuntive. Con il secondo, nel decreto agosto, erano stati stanziati 7,8 miliardi per il periodo 2023-2025 adeguando le disponibilità del Fondo al profilo temporale delle perdite attese. La proroga di ulteriori sei mesi potrebbe però richiedere un nuovo appostamento, con impatto sul deficit.

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