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Garanzie alle Pmi ad ampio raggio

Fondo Pmi, si cambia. Il principale strumento a sostegno delle piccole imprese in difficoltà a causa del credit crunch dovrebbe infatti confluire nel «Sistema nazionale di garanzia» che punta a veicolare su un’unica piattaforma gli strumenti che “vantano” il bollino di qualità dello Stato. Lo prevede il disegno di legge di stabilità, approvato al Senato e ora al vaglio della Camera, con l’obiettivo di riordinare l’insieme dei meccanismi per l’accesso al credito delle famiglie e delle imprese e per un più efficiente utilizzo delle risorse pubbliche.
All’interno del contenitore unico, il fondo centrale di garanzia per le Pmi sarà affiancato da un “gemello” dedicato ai grandi progetti di ricerca e innovazione e un terzo per i mutui prima casa (che va a sostituire quello creato con la manovra d’estate del 2008). Al tempo stesso, viene prevista la garanzia dello Stato sull’acquisto da parte della Cassa depositi e prestiti di pacchetti di crediti delle Pmi. Si va dunque verso un sistema di garanzie a raggio ampliato – rafforzati anche i confidi con un fondo ad hoc di 450 milioni sul triennio – diretto a superare l’attuale perimetro del fondo centrale per le Pmi. Uno schema già delineato dal progetto «Garanzie Italia» di banche e imprese.
Dal 2007 a oggi (gli ultimi dati si riferiscono a fine ottobre), il fondo centrale ha garantito quasi 280mila operazioni finanziarie per l’equivalente di 23,7 miliardi che ne hanno attivi oltre 43 di finanziamenti. E le potenzialità di crescita sono ancora ampie, visto che «con l’attuale assetto normativo e disponibilità finanziarie – evidenzia un report del ministero dello Sviluppo economico – il fondo intermedia circa il 2% di tutti i prestiti bancari alle imprese».
Per il prossimo triennio il budget a disposizione del fondo di garanzia è di quasi 2,4 miliardi, di cui 1,2 attinti dal Fondo sviluppo e coesione (200 milioni l’anno dal 2014 al 2016 più ulteriori 600 milioni riservati alle piccole e medie aziende del Sud), anche se sarà necessario prestare la massima attenzione all’equilibrio finanziario del fondo chiamato a coprire altre “uscite” (come la spesa per la patrimonializzazione dei confidi). Per la sezione speciale “progetti di ricerca e innovazione” – che dovrebbe avere una dote di partenza di 100 milioni di euro – è prevista in più la possibilità di ricorrere ai fondi Ue 2014-2020. L’obiettivo di questa nuova sezione è concedere garanzie a copertura delle prime perdite su portafogli di un insieme di progetti (di ammontare minimo di 500 milioni di euro), rappresentati da finanziamenti della Banca europea investimenti per grandi progetti di innovazione industriale. Così i confini del fondo si allargherebbero a reti d’imprese e società di maggiori dimensioni. «L’idea di accorpare sotto un unico cappello i principali strumenti di garanzia – spiega Stefano Manzocchi, direttore Luiss Lab of European Economics – è vincente sotto il profilo teorico, anche perché spesso la necessità di sostenere innovazione e capitale circolante vanno di pari passo. Tuttavia, l’efficacia del nuovo sistema sarà legata a doppio filo alla capacità di sostenere i progetti davvero in grado di stimolare la ricerca e l’innovazione».
Dal mondo delle imprese si sollecita poi, una volta che il ddl stabilità sarà legge, la piena operatività in tempi rapidi delle nuove regole. «Il fondo di garanzia è uno strumento essenziale per l’accesso al credito e come volano di sviluppo – sottolinea Ambra Redaelli, presidente della Piccola industria di Confindustria Lombardia – a condizione che funzioni davvero a livello organizzativo, in tempi rapidi e con efficacia». Per l’attuazione delle misure legate al nuovo sistema di garanzia serviranno infatti due decreti ministeriali e una delibera del Cipe, senza contare che all’appello manca ancora il decreto ministeriale, attuativo della legge del fare (98/2013), per modificare i criteri di accesso al fondo a favore delle imprese colpite dalla crisi.
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