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Garanzia depositi, palla all’Ue

Garanzia dei depositi nell’occhio della Commissione europea. Ma nessun passo indietro in materia di bail-in. Entro il 2024 la tutela del risparmiatore avverrà su scala comunitaria, equiparandola in ogni nazione. Contestualmente all’introduzione dell’Edis, schema europeo di assicurazione dei depositi, la Commissione attuerà un pacchetto di misure volte ad allentare il legame tra banche ed emittenti sovrani, limitando il coinvolgimento dei contribuenti. È stato presentato ieri a Strasburgo il nuovo piano di unione bancaria, che, dopo il recepimento delle norme sulla risoluzione delle crisi bancarie, mira a colmare quell’ultimo step alla base dell’armonizzazione comunitaria, relativo alla garanzia dei depositi. Lo schema, accusato dalla Germania di mutualizzare il rischio, spalmando i problemi finanziari ed economici dei paesi meno virtuosi sull’Eurozona, si baserà sul sistema esistente di garanzia dei depositi (Sgd) che tutela le soglie fino ai 100 mila euro, e avrà impatto neutrale in termini di costi per il settore bancario. I contributi che le banche verseranno all’Edis potranno infatti essere dedotti dai propri contributi ai sistemi nazionali di garanzia dei depositi. Un sistema europeo di ponderazione dei rischi permetterà poi che le banche maggiormente a rischio versino contributi più elevati rispetto a quelle più sicure.

Tre fasi. L’introduzione del sistema di assicurazione dei depositi europei Edis si articolerà in tre fasi, giungendo a compimento nel 2024. Una prima, la «riassicurazione», durerà fino al 2020: un Sgd nazionale potrà accedere ai fondi Edis solo dopo che il governo locale avrà recepito la direttiva sui depositi garantiti (49/2014/Ue) e soltanto dopo aver esaurito tutte le sue risorse. In Italia, nei confronti della quale l’Ue ha avviato una procedura informale d’infrazione, il dlgs che recepisce tale normativa è stato esaminato in via preliminare in consiglio dei ministri lo scorso 13 novembre. «Il nuovo sistema sarà accessibile solo a condizione che le norme concordate siano state applicate integralmente» ha dichiarato il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis. «Parallelamente, dobbiamo allentare il legame fra banche e emittenti sovrani e mettere in pratica le norme concordate (sul risanamento interno degli istituti in crisi), secondo le quali i contribuenti non saranno in prima linea per sostenere i costi derivanti dai dissesti bancari». Con la seconda fase, quella di «coassicurazione», l’Edis diventerà nell’arco di tre anni un sistema a mutualizzazione progressiva e i Sgd nazionali non saranno tenuti a esaurire i propri fondi prima di poter accedere ai quelli comunitari dell’Edis. La quota dei rischi assunti dall’Edis (al 20% nel 2020) aumenterà gradualmente per arrivare al 100% nel 2024, quando, terza fase, assicurerà integralmente i depositi comunitari. Nello stesso anno terminerà anche il processo d’introduzione del Fondo di risoluzione unico, che, assieme supervisione e sistemi di garanzia, completerà l’unione bancaria europea.

 

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