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Garanzia ai supplementari

Il Fondo di garanzia guadagna tempo: è ufficiale la possibilità di continuare a presentare le domande per usufruire della garanzia dello Stato anche per il 2021. Ma le imprese devono prestare molta attenzione a come gestiscono i lavoratori e all’impatto che le loro lavorazioni hanno sull’ambiente sociale. Eventuali provvedimenti giudiziari su queste tematiche porterebbero alla revoca delle agevolazioni.

La circolare. La circolare n. 22/2020 di Mediocredito centrale sul Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese (legge 662/96), facendo propria la decisione della Commissione europea 9121 del 10 dicembre 2020, allunga i termini per la presentazione delle domande. Prevede che «le richieste di ammissione alla garanzia del Fondo ai sensi dell’articolo 56 del decreto legge del 17 marzo 2020, n. 18 (dl Cura Italia) potranno essere trasmesse al gestore anche oltre il termine del 18 dicembre 2020». Era questa la data limite prevista dalla normativa che aveva istituito l’agevolazione. Lo strumento sta avendo un seguito importante da parte delle imprese; a confermarlo sono i numeri reperibili sul sito www.fondidigaranzia.it: oltre 1,5 milioni di domande con garanzie per quasi 120 miliardi di finanziamenti. Di questi, sono 500 mila i richiedenti che da soli totalizzano 100 miliardi di euro. Un milione sono i soggetti che hanno richiesto i 30 mila euro con la garanzia dello Stato al 100%, uno strumento che ha riscosso l’interesse delle imprese permettendo di spostare a medio termine l’impatto dei danni da Covid-19. La garanzia del Fondo prevede un sostegno che può andare dall’80% al 100% del finanziamento richiesto a una banca, a fronte di progetti di investimenti o per ottenere semplice liquidità. Da segnalare che può essere utilizzata una garanzia fino al 90% per negoziare l’allungamento a medio termine dei debiti esistenti, con contestuale obbligo della banca finanziatrice di aumentare il mutuo del 25% di quanto garantito. Questo rappresenta una doppia opportunità per le imprese che possono spostare a medio termine i debiti e ottenere al contempo nuova liquidità da utilizzare.

La comunicazione e il richiamo ai doveri. Una volta ottenuto l’assenso alla garanzia, le imprese ricevono una comunicazione dalla banca concedente il finanziamento che ricorda i motivi di revoca che impedirebbero al gestore del fondo di mantenere attiva la garanzia. Sarà la Guardia di finanza a effettuare appositi controlli su quanto dichiarato dalle imprese. Il gestore avvia il procedimento di revoca dell’agevolazione nei confronti del soggetto beneficiario finale in una serie di casi che sono ben disciplinati. È il caso di evidenziare che la revoca della garanzia comporta la richiesta immediata di rientro del finanziamento erogato da parte della banca. A quel punto, l’impresa non avrebbe più a disposizione tutti gli anni previsti dal piano di ammortamento ma dovrebbe rimborsare immediatamente, in un’unica soluzione, quanto ricevuto. In questo periodo di difficoltà vorrebbe dire, in caso di importi elevati, chiudere l’impresa.

I motivi di revoca. I motivi che possono portare alla revoca sono variabili in base alla tipologia degli interventi finanziati. Se la garanzia è stata concessa su «operazioni finanziarie a fronte d’investimento», la revoca avviene nel caso in cui il programma di investimento non sia completato entro il termine di tre anni dalla data di perfezionamento dell’operazione finanziaria. Per questo operazioni, la revoca scatta anche qualora la relazione finale sul programma di investimento e la copia delle fatture relative agli attivi materiali e immateriali acquistati o realizzati non sia conservata per un periodo di cinque anni dalla data di scadenza dell’operazione finanziaria garantita dal Fondo. L’impresa giunge allo stesso esito nefasto se la documentazione non viene trasmessa al gestore del Fondo entro il termine di un mese dalla relativa richiesta. In linea generale, la revoca scatta se in sede di presentazione della domanda emerge che il firmatario ha riportato dati, notizie o dichiarazioni mendaci, inesatte o reticenti, laddove queste siano state determinanti ai fini dell’ammissibilità all’intervento. Stessa sorte tocca all’operazione se risulta che l’impresa non possiede i requisiti di pmi o Mid Cap, contrariamente a quanto dichiarato. La revoca scatta anche se il soggetto beneficiario finale non fornisce al gestore del Fondo, entro 3 mesi dalla richiesta dello stesso, i documenti necessari ai fini dell’espletamento dei controlli documentali. La garanzia è revocata anche se nell’operazione finanziaria subentra un nuovo soggetto non avente i requisiti per l’ammissione alla garanzia stessa. È ammesso comunque il subentro di una persona fisica a seguito di cessazione dell’attività d’impresa e cancellazione presso il Registro delle imprese. Ma il punto critico è un altro, considerando che la normativa italiana prevede spesso l’ambito penale nel determinare le sanzioni in carico agli imprenditori. La revoca, infatti, scatta anche qualora il soggetto beneficiario finale sia destinatario di provvedimenti giudiziari per violazione di obblighi in materia ambientale, sociale e del lavoro stabiliti dalla normativa europea e nazionale, dai contratti collettivi o dalle disposizioni internazionali, ai sensi degli articoli 30, comma 3 e 80, comma 1 e successivi del decreto legislativo 18/4/2016, n. 50».

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