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Garanti, documenti e polizze per i precari il prestito è off limits

ROMA — Essere precario oggi vuol dire non esistere. Non esistere per le banche, perché non “economicamente affidabile”. Oggi più che mai. Con l’aiuto di Altroconsumo abbiamo condotto un’indagine per vedere cosa rispondono banche e finanziarie a un precario di 35 anni con contratto a termine annuale (1.500 euro netti al mese), che richiede un prestito di 4.000 euro per l’acquisto di un’auto usata o uno di 10 mila per spese personali. Facciamo prima un tentativo su www.prestitionline.it: nessun risultato. Va meglio su prestiti.it, che propone 3-4 alternative. Procediamo con Agos Ducato: la busta paga non basta, hanno bisogno del garante. Findomestic alla parola “contratto annuale” non rilascia neanche il preventivo e dice di ritornare quando il contratto sarà a tempo indeterminato. Consel vuole un impegno scritto che alla scadenza del contratto l’azienda lo rinnoverà. Intanto il preventivo è solo verbale — con tanto di assicurazione obbligatoria — e per il garante si vedrà dopo aver inoltrato la richiesta formale. Va meglio con le banche, Unicredit e Banca Intesa San Paolo: in prima battuta il garante non è necessario,
si vedrà poi. Intanto però subordinano la concessione del prestito all’apertura di un conto corrente con accredito dello stipendio e alla sottoscrizione di una polizza assicurativa sul prestito (circa 400 euro per i 10 mila euro e circa 120 euro per i 4.000). Anche un contratto a tempo indeterminato può non bastare: in un caso l’Agos Ducato non ha concesso il prestito perché l’azienda era in posizione “irregolare” nei confronti della finanziaria. E ancora una precaria che ha comprato un’auto usata finanziandola (4.400 euro), tramite il concessionario, scegliendo Fiditalia perché già cliente. Dopo aver portato tutti i documenti necessari, la finanziaria la contatta, le fa il terzo il grado e le chiede prima l’impegno scritto dell’azienda alla trasformazione del contratto in indeterminato e poi il garante. Poi si impunta sulla richiesta della tessera sanitaria. Infine richiedono l’ultima bolletta della luce. Dopo mille telefonate del concessionario, la pratica si sblocca ma le rifilano anche un’assicurazione di oltre 110 euro.
Eppure il contratto a tempo indeterminato non mette gli istituti al sicuro. Basta che l’azienda fallisca o licenzi che il pagatore da “buono” diventa “cattivo”. Secondo il Crif, nel 2011 sono calati sia le domanda di prestiti (-4,7% rispetto al 2010) sia il numero di prestiti accordati (-3,7%). Il sito Supermoney.eu ha rilevato che tra gennaio e aprile 2012 il tasso di finanziamenti erogati rispetto a quelli richiesti è stato del 6%, tra luglio e settembre 2011 era dell’8. L’erogato medio rimane stabile a 15 mila euro. Tradotto: si eroga a meno persone. «Le banche sono diventate più restrittive nei criteri di selezione» spiega Andrea Manfredi, ad di SuperMoney. «Ma chi ha i requisiti voluti dalla banca, continua a ottenere la liquidità richiesta come avrebbe ricevuto l’anno scorso prima della crisi». Banche e finanziarie chiedono garanzie su garanzie e se non le dai per loro «non esisti, non sei bancarizzabile» dice Libero Giulietti, avvocato dell’Aduc. «Il precario è fuori dal mondo finanziario. D’altra parte abbiamo centinaia di casi di persone che, con il contratto a tempo indeterminato, non riescono a onorare i prestiti perché licenziati ».
Una via d’uscita ci sarebbe: le carte revolving, quelle con cui si paga oggi e si rimborsa un po’ alla volta. «Si ottengono dai 2.500 ai 5 mila euro ma il rimborso è alla francese, perciò è impossibile conoscere l’importo residuo, e i tassi di interesse sono altissimi, anche oltre il 20%: quello di usura è il 25,13%» spiega Mauro Novelli, segretario nazionale Adusbef. «Alcuni negozi, a fronte del pagamento con la revolving concedono degli sconti, innescando una pericolosa commistione tra esercenti e banche. Gli istituti, anche se hanno ricevuto i fondi dalla Bce non erogano i prestiti perché temono la “corsa allo sportello”. È un problema di fiducia, non di liquidità».

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