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Garanti del contribuente zombie

Il Garante dei contribuenti ridotto ad un morto che cammina. Sull’organo istituito e preposto alla tutela e difesa dei contribuenti dalle aggressioni del fisco si infatti abbattuta sia la scure dell’Agenzia delle entrate sia quella del legislatore. Con il risultato concreto di azzerarne l’operatività.

L’Agenzia delle entrate, in pieno accordo con il Dipartimento delle finanze, è intervenuta nel corso del 2011 per limitarne pesantemente l’operatività dei componenti degli uffici del garante dei contribuenti, tagliando addirittura la connessione alla rete internet degli uffici del garante, considerato «esterno all’Agenzia».

Il legislatore è intervenuto sull’organo istituito e preposto alla tutela e difesa dei contribuenti dalle aggressioni del fisco, trasformandolo da organo collegiale a monocratico.

L’intervento, passato per la verità sotto uno strano silenzio, non è opera degli attuali provvedimenti in materia di «spending review» bensì della prima manovra dell’esecutivo targato Mario Monti, ovvero il dl 201/2011.

Il doppio colpo assestato al garante del contribuente rischia di metterlo definitivamente al tappeto privandolo anche di quelle poche e sicuramente troppo scarse funzioni che lo hanno finora caratterizzato.

Ma la reazione dei garanti dei contribuenti non si è fatta attendere.

Basta scorrere le relazioni annuali depositate nei giorni scorsi in Parlamento per comprendere i sentimenti che animano i titolari degli uffici aventi sede presso le direzioni regionali.

Le relazioni in oggetto sono quelle che i garanti dei contribuenti devono rendere al governo e al parlamento con cadenza annuale, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 13, comma 13-bis della legge n. 212 del 27 luglio 2000.

Non c’è soltanto la riduzione da collegiale a monocratico dell’organo di tutela a scaldare gli animi dei garanti ma anche una serie di azioni di contrasto da parte della stessa amministrazione finanziaria che di fatto ne ha bloccato l’operatività e la possibilità di funzionamento.

Anche la tempistica degli interventi sopra ricordati lascia perplessi. Gli interventi contro il garante vengono realizzati infatti in un contesto storico nel quale le aggressioni nei confronti dei funzionari dell’amministrazione finanziaria e degli agenti della riscossione si fanno sempre più serrate e il fisco incute timore un po’ a tutti, evasori e non (si veda ItaliaOggi Sette di lunedì scorso).

Di fronte all’attacco frontale del fisco sempre più impegnato in continui biltz e campagne antievasione in varie località del Belpaese, l’organismo nato per tutelare e garantire i diritti dei contribuenti appare oggi del tutto smarrito e privato anche dei mezzi più elementari per lo svolgimento delle sue attività quali i computer, l’accesso ad internet ed alla posta elettronica e così via.

Oltre al provvedimento normativo sopra citato le doglianze dei garanti dei contribuenti si incentrano infatti sulla direttiva n. 2011/42465 del 23 marzo 2011 dell’Agenzia delle entrate con la quale, si legge nella relazione del garante dell’Emilia Romagna, si è disposto «… la disabilitazione degli elaboratori dei componenti dell’Ufficio del Garante dall’accesso alla rete locale dell’Agenzia sottolineando che si tratta di “soggetti esterni all’Agenzia” e, come tali, da escludere dall’accesso alla rete specifica di servizio».

Si tratta di una decisione, continua il garante dell’Emilia, del tutto incoerente con l’esigenza di assicurare agli Uffici del Garante quei supporti tecnico-logistici che rientrano nel quadro delle risorse previsto dal comma 9 dell’articolo 3 della convenzione a suo tempo stipulata fra Ministero dell’economia e delle Finanze e Agenzia delle entrate.

Toni molto più accesi e coloriti quelli con i quali il garante della Basilicata commenta il suddetto provvedimento dell’Agenzia delle Entrate nella sua relazione annuale per l’anno 2011. E come dire, si legge nella suddetta relazione, «Signori Componenti, tornate a scrivere con la penna biro, anzi, con la penna e l’inchiostro, naturalmente a vostre spese, e siate a disposizione e agli ordini del personale che vi concediamo». Altrettanto duro e sconfortante il pensiero espresso dal garante della Liguria in merito alla riduzione dell’organo da collegiale a monocratico operata dal dl 201/2011. A parte i rilievi di ordine costituzionale che possono muoversi alla norma in esame, scrive il garante della Liguria, «… è di tutta evidenza che il vulnus arrecato allo Statuto dei diritti del contribuente, appena dopo un decennio dalla sua entrata in vigore, incrina ulteriormente il rapporto di fiducia tra cittadini e amministrazione finanziaria».

Né bastano gli spot televisivi, le pubblicizzate operazioni di polizia tributaria, prosegue il Garante, eseguite con ampio dispiego di uomini e mezzi alla ricerca di evasori fiscali, per indurre i cittadini all’osservanza delle leggi, in particolare all’obbedienza fiscale, se poi lo Stato nel suo concreto agire attraverso le sue Istituzioni non argina lo spreco delle pubbliche risorse, si dimostra poco rispettoso del principio di legalità, da sempre predicato ma poco praticato, al punto da disattendere con disinvoltura i «principi generali» e comprimere le garanzie sancite dallo Statuto, come più volte accaduto.

Difficile capire o prevedere se dette doglianze verranno almeno ascoltate dai vertici istituzionali ai quali le stesse sono state rivolte. Certo è che la situazione nella quale vengono a trovarsi i difensori civici dei contribuenti è agli antipodi di quanto il legislatore aveva previsto nell’istituirne ruolo e funzioni all’interno della legge n. 212 del 2000.

 

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