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Il Garante indaga su WhatsApp

Il Garante della privacy ha messo sotto osservazione WhatsApp per il trasferimento di dati personali degli utenti a Facebbook. Uno scambio “casalingo” di informazioni, visto che la società di messaggistica è stata acquisita nel 2014 dalla compagnia di Menlo Park, anche se continuano a essere due soggetti giuridicamente distinti. L’authority nostrana ha acceso il faro sulla modifica all’informativa privacy che WhatsApp ha operato il 25 agosto scorso, comunicando agli utenti che avrebbe messo a disposizione di Facebook gli account dei singoli iscritti.
L’informativa non è chiara – e questo è uno dei primi problemi rilevati dal Garante – e perciò l’utente non è in grado di cogliere la sostanza della comunicazione, cioè il fatto che i dati relativi al proprio account su WhatsApp vengono condivisi con Facebook. La vaghezza dell’informativa non permette, inoltre, di capire lo scopo di tale trasferimento di dati personali, anche se, secondo il Garante, sembrerebbe finalizzato a operazioni di marketing nell’interesse di Facebook.
Infine, l’informativa non è seguita dalla richiesta di consenso. O, meglio, all’utente sembrerebbe prospettarsi la sola possibilità di cliccare «accetto», pena l’impossibilità di continuare a usufruire dei servizi di WhatsApp. Più nel dettaglio, all’utente di WhatsApp si presenta davanti la possibilità di accettare a scatola chiusa il passaggio di propri dati verso Facebook oppure di seguire un altro percorso che rimanda agli aggiornamenti, ma che, in ultima istanza, propone sempre una opzione cosiddetta opt out, cioè una scelta preselezionata che non presenta alternative. Invece, l’interessato deve essere sempre messo nella condizione di poter dire “sì” o “no” allo scambio dei propri dati. Nel caso di accettazione del trasferimento a Facebook del proprio account, l’utente sembrerebbe poter disattivare questa scelta nei successivi 30 giorni, ma si tratterebbe di una decisione irrevocabile, che lo estrometterebbe per il futuro dall’utilizzo dei servizi.
Si tratta di profili che l’Autorità guidata da Antonello Soro intende approfondire e per questo ha chiesto a Facebook di fornire entro il 15 ottobre una serie di chiarimenti: specificare le finalità perseguite con il passaggio dei dati, i tempi di conservazione di questi ultimi, le procedure adottate per mettere l’utente nelle condizioni di rifiutare senza dover rinunciare al servizio di messaggistica.
Così come ha fatto il Garante nostrano, anche le altre Autorità della privacy europee stanno valutando il da farsi. Anzi, quella della Regione di Amburgo si è già mossa e ha direttamente imposto a Facebook di bloccare l’operazione. La società statunitense ha risposto con un ricorso all’autorità giudiziaria.
Il blocco del trasferimento dei dati non è escluso anche qui da noi. Lo lascia intendere Soro quando dice: «Vedremo adesso se Facebook e WhatsApp decideranno, responsabilmente e autonomamente, di sospendere questa iniziativa, a garanzia degli utenti». Come dire: “se non ci daranno risposte esaurienti entro il 15 ottobre e non provvederanno a cambiare rotta, dovremo intervenire noi”.
Da Facebook arrivano, però, segnali concilianti: una portavoce della società ha affermato che si lavorerà con il Garante italiano per rispondere alle domande e per risolvere eventuali problemi.

Antonello Cherchi

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