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Una gara a quattro per comprare Cedacri valutata 1,6 miliardi

Entra nel vivo la gara per la conquista di Cedacri, società specializzata nel software per le banche partecipata al 27% dal Fondo strategico italiano della Cdp. Secondo fonti finanziarie si sarebbe chiuso il primo giro di offerte non vincolanti e ora verranno selezionate le migliori per passare al secondo giro di proposte.
Al momento la società specializzata nei servizi informatici e di back office sarebbe stata valutata 1,6 miliardi di euro, ma non è detto che l’asticella possa alzarsi ancora. Previo il via libera di Bankitalia e delle varie banche clienti che poi spesso sono anche azioniste, l’operazione è ben impostata per concludersi entro la fine dell’anno. Una manna per tutti i soci azionisti: oltre a Fsi, il 73% del capitale del gruppo è in mano a 14 istituti bancari, tra cui figurano Banca Mediolanum, Banca di Asti, Credem, Banco di Desio, Banca Valsabbina e così via, che potrebbero realizzare importanti plusvalenze, già nel bilancio 2020.
Dopo la prima tornata di offerte in pole position ci sarebbe Accenture, colosso della consulenza da 155 miliardi di dollari di capitalizzazione, che punta da sempre a diversificare nei servizi e nel software, a cui farebbe comodo il know how di Cedacri. Alla sue spalle, ci sarebbe il gruppo romagnolo Ion Investment fondato da Andrea Pignataro, che ha ricavi e margini a nove zeri: la piattaforma di trading sta sempre più diversificando le proprie attività, con l’obiettivo di costruire un polo di servizi finanziari. Proprio lo scorso anno, a sorpresa, Pignataro aveva sbaragliato i concorrenti rilevando Mergermarket dal fondo anglosassone Bc Partners. Ma anche il gruppo romano Engineering, in cordata con Bain Capital, sarebbe intenzionato ad andare avanti nell’operazione e sebbene si sia piazzato in terza posizione nel primo giro d’offerte non è escluso che possa spingersi un po’ più in là. In quarta posizione ci sarebbe invece Replay, che è affiancata dal fondo Apax.
Cedacri è cresciuta negli ultimi anni, anche attraverso acquisizioni, diventando un gruppo con un fatturato da circa 400 milioni, 90 milioni di margine operativo lordo e 2.400 dipendenti. Nel gennaio del 2019 la società guidata da Corrado Sciolla aveva rilevato Oasi (crasi di Outsourcing, applicativo e servizi innovativi). La piattaforma di Nexi per i servizi di antiriciclaggio all’epoca era stata valutata 151 milioni di euro. Poco dopo, nel giugno 2019, la società basata a Collecchio aveva invece rilevato Cad.it, gruppo specializzato nella regolamentazione e nello scambio di strumenti finanziari italiani ed esteri, investendo altri 150 milioni. Fatto sta che il primo giro d’offerte ha già portato la base per la valutazione della società a quota 1,6 miliardi, e non è escluso che ci sia un margine per migliorarla ancora.
Nel dicembre del 2017 Fsi aveva rilevato una quota di minoranza pari al 27%, valutando tutta la società circa 367 milioni, ovvero un quinto di adesso. Merito sia della crescita organica che per linee esterne, ma soprattutto delle valutazioni generose ricevute da tutte le attività che si occ upano di servizi finanziari.
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