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Ganasce fiscali sull’auto, il bollo si paga

L’auto sottoposta a ganasce fiscali paga il bollo. Il fermo del veicolo imposto dall’agente della riscossione per i debiti non pagati dal contribuente non esonera il proprietario dal pagamento della tassa. Le ipotesi di esenzione riguardano solo il fermo amministrativo disposto dall’autorità amministrativa o da quella giudiziaria a titolo di sanzione accessoria alla violazione del codice della strada. Il principio è stato ribadito ieri dalla Corte costituzionale, che con l’ordinanza n. 192/2018 ha dichiarato la manifesta infondatezza di una questione di legittimità prospettata dalla Ctp Napoli. Il caso vedeva coinvolto un automobilista raggiunto da una cartella esattoriale, emessa per il mancato pagamento del bollo. Il ricorrente sosteneva di non dover versare l’importo, in quanto, nell’anno oggetto della contestazione, il veicolo di sua proprietà era stato bloccato da Equitalia. L’articolo 8-quater, comma 4 della legge regionale Toscana n. 49/2003 stabilisce che la trascrizione presso il Pra del provvedimento di fermo derivante dalla procedura di riscossione coattiva di crediti pubblici «non esplica effetti ai fini dell’interruzione e sospensione dell’obbligo tributario».Da qui i dubbi dei giudici partenopei circa la legittimità di tale previsione, ipotizzando un possibile contrasto con gli articoli 117 e 119 della Costituzione. Negativo, però, il responso della Consulta, che conferma la validità della norma regionale.

L’esenzione per i veicoli sottoposti a fermo amministrativo individuata dal dl n. 953/1982 si riferisce infatti a un’ipotesi «diversa dal cosiddetto fermo fiscale». Il quale è stato introdotto solo nel 1996 «come misura di garanzia del credito di enti pubblici e non come sanzione conseguente a violazione di norme del codice della strada».

Pertanto, l’unica ipotesi di non applicabilità del bollo riguarda i veicoli raggiunti da provvedimenti di stop emanati dalle autorità amministrative o giudiziarie a titolo afflittivo, non cautelativo, trattandosi di un tributo «correlato non alla circolazione, ma alla proprietà del mezzo». Un orientamento già reso dai giudici costituzionali con la sentenza n. 47/2017, alla quale il verdetto di non fondatezza si richiama.

Valerio Stroppa

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