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Galateri a un passo dalla presidenza

di Marigia Mangano

La partita per la presidenza delle Generali non è ancora ufficialmente chiusa, ma per la successione di Cesare Geronzi sembra sempre più probabile la nomina di Gabriele Galateri di Genola. All'indomani delle dimissioni clamorose del banchiere romano e alla vigilia del consiglio di amministrazione che procederà all'indicazione del 18esimo presidente della compagnia, fino a ieri in tarda serata una decisione definitiva sul nome non era stata ancora presa, ma un orientamento di massima, quello sì.

Fin dalla mattinata i grandi azionisti delle Generali sono rimasti in costante contatto telefonico tra Roma e Milano, con il portone di piazzetta Cuccia varcato più volte, anche dai possibili candidati. Il primo è stato l'ex ministro Domenico Siniscalco ma in realtà l'incontro era già programmato. Poi, è toccato a Gabriele Galateri di Genola, presidente Telecom uscente e figura ben conosciuta ai vertici di Piazzetta Cuccia, dove è stato presidente tra il 2003 e il 2007 mentre erano direttori generali l'attuale amministratore delegato Alberto Nagel e il numero uno Renato Pagliaro. Sulla figura di Galateri, a lungo un uomo vicino agli Agnelli, per anni manager Fiat e poi amministratore delegato Ifi e Ifil, sembrano raccogliersi al momento i maggiori consensi. Anche perché le esperienze passate hanno dimostrato la grande abilità del manager nel creare quella perfetta divisione di ruoli e quell'equilibrio di competenze, quasi impossibile sotto la presidenza di Geronzi, necessari per garantire la buona gestione della compagnia.

Oltre a Galateri, tra gli altri nomi su cui fino a ieri in tarda serata si sono confrontati gli azionisti delle Generali, figurava la candidatura del superconsulente Roland Berger (nei cda Fiat, Rcs e Telecom), e quella dell'economista Mario Monti, con Siniscalco quasi fuori dai giochi. La rosa dei nomi, dunque, include tutte personalità di spicco. Rispetto al passato, però, serve una «piena» condivisione da parte dei grandi soci di Trieste. La sconfitta di Cesare Geronzi segna infatti anche un cambio di consuetudini in Piazzetta Cuccia. L'equazione Mediobanca uguale Generali, per anni regola di sistema, non è più così scontata come qualche mese fa. In passato è sempre stata Piazzetta Cuccia a comandare sulla compagnia triestina. Si può dire in splendida solitudine. Enrico Cuccia decideva le nomine e utilizzava le Generali, come del resto la Fondiaria di Firenze, per comporre quel mosaico di partecipazioni incrociate ancor oggi nel portafoglio della banca milanese. Ora però, e l'uscita di scena del banchiere romano ne è la prima conferma, la compagine azionaria delle Generali è cambiata e sono emersi nuovi protagonisti, con disponibilità notevoli e orientati a far pesare la loro presenza. Lo hanno già dimostrato negli ultimi mesi: basta pensare al ruolo giocato da Lorenzo Pellicioli (ieri sera è volato in Francia), ceo del gruppo De Agostini e socio con il 2,43% di Trieste, rivelatosi decisivo nella partita per coagulare con Mediobanca le forze che hanno poi portato al ribaltone, o al vice presidente vicario Francesco Gaetano Caltagirone (2,24%), o ai veneti di Ferak (Palladio, Veneto Banca, Fimint, Amenduni) guidati da Roberto Meneguzzo, che al pacchetto iniziale ormai dell'1,7% di Generali hanno aggiunto un anno fa la quota ex UniCredit del 2,26%, posseduta in comproprietà (tramite Effeti) con la Crt.

Tutti soci che si ritroveranno oggi riuniti nel consiglio di amministrazione delle Generali convocato d'urgenza a Roma, che tecnicamente procederà alla cooptazione del nuovo amministratore e quindi alla sua nomina a presidente. Non dovrebbe invece venir sostituita per ora la dimissionaria Ana Patricia Botin. Probabilmente sarà il comitato nomine di Mediobanca che si riunirà prima dell'assemblea del 30 aprile, e si esprimerà sulla nuova presidenza della società, a individuare il sostituto della figlia del banchiere Emilio.

 

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