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Gaffe di S&P sul downgrade di Parigi

di Marco Moussanet

«Allarme Paesi sovrani – Repubblica francese – Declassata». Questo il messaggio apparso alle 15,57 di ieri sugli schermi dei trader clienti del portale Global credit dell'agenzia di rating americana Standard&Poor's. Una bomba. Per la Francia, che da mesi combatte in difesa della sua Tripla A. E per l'intera zona euro, che sta cercando affannosamente di salvare la sua moneta unica.

Solo che non era vero. Pochi minuti più tardi S&P ha precisato che «in seguito a un errore tecnico il messaggio è stato diffuso automaticamente ad alcuni clienti». Il rating della Francia, ha aggiunto l'agenzia, «rimane invariato ad AAA con un outlook stabile e l'incidente non è legato ad alcuna attività di sorveglianza della valutazione della Francia».

Difficile però immaginare, e ancora di più credere, che un computer abbia fatto tutto da solo. Che abbia inventato di sana pianta un declassamento di Parigi. Più credibile è invece che il messaggio fosse parcheggiato da qualche parte, in qualche memoria, pronto a essere inviato. E che sia partito anzitempo.

Ilministrodell'Economia François Baroin ha immediatamente chiesto alle autorità di vigilanza, francese ed europea, l'apertura di un'inchiesta. Cosa che l'Amf (l'equivalente della nostra Consob) ha subito fatto, chiamando in causa anche l'authority di supervisione finanziaria europea relativamente alle sue competenze di controllo delle agenzie di rating.

Nel frattempo, mentre il ministro del Bilancio Valérie Pecresse si precipitava in tv a dichiarare che la Francia sta facendo e farà di tutto per rispettare gli obiettivi di riduzione del deficit e del debito e conservare la tripla A, sui mercati i tassi francesi prendevano il volo. In serata quello sulle obbligazioni a dieci anni era al 3,46%, in aumento del 7,33%, con 170 punti di spread (dopo aver toccato il massimo a 176) rispetto al bund tedesco, sceso di oltre il 5% all'1,62 per cento. Quando un anno fa lo scarto era di 45 punti e l'estate scorsa di 80. Il bond francese a 4 anni è schizzato addirittura del 15% al 2,19 per cento.

La giornata non era peraltro cominciata nel migliore dei modi, per la Francia. Nel presentare le previsioni economiche d'autunno della Ue, il commissario Olli Rehn aveva gelato le autorità francesi: la crescita nel 2012 sarà solo dello 0,6% e in assenza di ulteriori misure di risanamento dei conti pubblici il deficit 2013 sarà al 5,1%, ben lontano dal previsto 3 per cento.

E questo appena tre giorni dopo la presentazione, da parte del Governo francese, di una nuova manovra dopo quella del 24 agosto. Che evidentemente non sono ritenute sufficienti, anche perché preparate sulla base di una previsione di crescita l'anno prossimo dell'1 per cento. Ipotesi alla quale ormai non crede più nessuno.

D'altronde che la tripla A francese sia a rischio non è cosa di ieri. Il 17 ottobre scorso un'altra agenzia, Moody's, aveva annunciato di aver messo sotto sorveglianza il rating di Parigi: tre mesi per decidere se confermare l'outlook stabile oppure abbassarlo a negativo, anticamera di un rapido downgrading. Proprio alla vigilia delle elezioni presidenziali di primavera, che il presidente Nicolas Sarkozy conta di vincere ergendosi a difensore della virtù finanziaria della Francia.

Quattro giorni dopo, il 21 ottobre, S&P aveva lasciato capire che la tripla A francese non avrebbe resistito a una tutt'altro che improbabile recessione.

Nulla di sorprendente: dei sei Paesi dell'eurozona a massimo rating, la Francia è quella con il debito (85% del Pil) e il deficit (5,7%) più alti. Non solo: è l'unica ad avere un deficit primario, cioè al netto dell'onere sul debito, e un disavanzo (enorme) della bilancia commerciale. Tant'è che per molti economisti – e probabilmente per i mercati – la tripla A è praticamente già persa. «Dopo la Grecia e l'Italia, la Francia?», titolava ieri il quotidiano Le Monde l'articolo di apertura del giornale uscito in edicola due ore prima dell'«errore tecnico» di Standard&Poor's.
 

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