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Il G20 spinge sulla tassa globale Volata finale per l’ok a fine luglio

Avrà un “marchio” italiano il Trattato sulla minimum tax globale, l’aliquota unica mondiale per le multinazionali. Come ha confermato il ministro dell’Economia Daniele Franco, ieri durate la conferenza stampa seguita al G20 di Roma, l’accordo sarà siglato a fine luglio nel prossimo meeting delle venti maggiori economie del globo. L’intesa, dopo lo sprint Usa e l’appoggio deciso di Janet Yellen, la segretaria al Tesoro dell’amministrazione Biden, è praticamente a portata di mano. «Ci aspettiamo un accordo entro luglio », ha detto il nostro ministro, che ha apprezzato la “svolta” Usa: l’aliquota minima d’imposta per le imprese multinazionali, ha osservato Daniele Franco, è «coerente con il lavoro interno al G20». Un cambio di prospettiva rispetto ai tempi di Donald Trump e dell’ex segretario Steven Mnuchin che si opponevano alla tassazione dei giganti globali, a partire dalle web company.
L’intesa – per quanto contenuta tra le righe del lungo comunicato finale – è tracciata e si scorge già un modello concreto di funzionamento della global minimum tax che dovrebbe essere in grado di recuperare parte dei 117 miliardi di dollari che il Tax Justice Network attribuisce all’erosione delle multinazionali.
Lo schema della global minimum tax prevede due “pilastri”. Il primo riguarda soprattutto le web company: come è noto, oggi è difficile per gli Stati nazionali costringerle a pagare le tasse dove fatturano perché devono dimostrare l’esistenza della cosiddetta “stabile organizzazione”, cioè la presenza di uffici e personale organizzato che spesso neanche c’è. Il pilastro 1 della riforma globale della tassazione prevederà un nesso più stringente tra web company e territorio, come ad esempio il fatturato, in modo da “catturare” anche le compagnie più sfuggenti.
Il secondo pilastro ha una portata ancora più ampia ed è la minimum tax in senso stretto. Si tratterà di stabilire un livello minimo di tassazione per le imprese multinazionali in tutti i Paesi (il ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire ha parlato di una aliquota mondiale del 10-15 per cento, mentre gli Usa mirano ad una aliquota più alta). Attenzione però, perché il meccanismo dell’aliquota unica globale prevede che la tassa sia spezzata in due parti: la multinazionale che ha, per esempio, la capogruppo negli Usa e le controllate sparse per il mondo pagherà l’aliquota bassa prevista dalla legislazione del Paese “x” dove ha localizzato i suoi stabilimenti e la differenza dovrà invece versarla in casa propria.
Alla fine, non ci saranno più luoghi del mondo dove converrà stabilirsi per motivi fiscali perché l’aliquota nel bilancio della multinazionale sarà sempre la stessa. Ci sarà una riallocazione dei gettiti fiscali di cui per ora è difficile prevedere gli esiti complessivi, ma certamente per gli Usa e per molti altri paesi il rientro in patria di molte attività delocalizzate potrebbe essere un vantaggio. Come pure in Europa il nuovo accordo potrebbe dare una spinta al percorso di armonizzazione fiscale. Insomma la concorrenza fiscale avrà la vita più difficile.
Il G20 ha anche affrontato i maggiori temi globali, dalle vaccinazioni alla ripresa, alla cautela nel ritiro delle misure di sostegno. Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha osservato che è necessario «accelerare la campagna vaccinale a livello globale» e il G20 ha chiesto all’Fmi di attivare 650 miliardi di aiuti sotto forma di diritti speciali di prelievo.
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