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G20, azione politica coordinata

 

 

Sulla ripresa dell'economia globale incombono alcuni rischi a partire dall'aumento dei prezzi delle materie prime, il surriscaldamento potenziale nelle economie emergenti e le continue incertezze sul debito sovrano. Pericoli che vanno affrontati con «un'azione politica coordinata», che ponga al centro alcune priorità: taglio dei bilanci, tassi di cambio più flessibili e riforme strutturali.

Di crisi e ripresa economica torna a discutere, oggi e domani, il gruppo dei 20 paesi, in occasione di un incontro a Parigi dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali.

Il vertice, sotto la presidenza francese, sarà anche l'occasione per tornare a discutere degli indicatori di performance economica tra le diverse economie del mondo; un nuovo sistema monetario internazionale fondato su più valute e la riforma della governance.

Inoltre, secondo quanto riferito da fonti del G20, nella capitale francese si aprirà un tavolo di confronto anche sul cosiddetto «shadow banking», quel sistema bancario ombra, difficile da monitorare, e il cui peso è in costante aumento, con l'obiettivo di allargare il perimetro di controllo.

Si discuterà inoltre della necessità delle tutele dei consumatori e della possibilità di rafforzare e rendere permanente il Financial stability board.

«Mentre la maggior parte delle economie avanzate sta vedendo una crescita modesta e un persistente alto tasso di disoccupazione», afferma la bozza del documento finale, già approntata dai funzionari del G20, «le economie emergenti stanno vivendo una crescita più vivace, con alcuni segni di surriscaldamento. I rischi al ribasso restano e includono le tensioni in atto sui mercati del debito sovrano nelle economie avanzate, le pressioni inflazionistiche e l'arrivo di flussi di capitale nelle economie emergenti, significativi elementi di rischio di bolle speculative e prezzi delle materie prime in fase di grande espansione e fonte di preoccupazioni per la sostenibilità della crescita e della sicurezza alimentare».

Per quanto riguarda gli indicatori per misurare i grandi squilibri economici, il G20 dovrà elaborare le linee guida da sottoporre alla prossima riunione di aprile.

Il ministro delle finanze francese, Christine Lagarde, si è detta fiduciosa sulla possibilità di raggiungere un accordo nel fine settimana. Si tratta, ha spiegato il ministro, del primo passo nel cantiere del «framework for growth», cioè della ricerca di strumenti per una crescita stabile e sostenibile. Le tappe successive della messa a punto degli indicatori consisteranno nell'identificazione di quei paesi con gli squilibri maggiori, cioè che «divergono troppo da un cammino di crescita ottimale per la comunità internazionale» e la messa a punto di politiche economiche coordinate per mitigare le disuguaglianze più evidenti.

La questione degli squilibri mondiali è già stata affrontata in occasione dell'ultima riunione del G20 con gli Stati Uniti che sollecitavano i maggiori «risparmiatori», come Cina, Germania e Giappone a fare di più per stimolare il consumo interno, piuttosto che costruire le loro economie solo sulle esportazioni.

Adesso il tema assume un'importanza maggiore, in quanto la lentezza della ripresa negli Stati Uniti significa che i consumatori americani non possono più a lungo contare sul traino della crescita mondiale.

La proposta degli Usa non era riuscita a mettere d'accordo tutti i paesi. Obiettivo al quale punta la nuova versione realizzata in maniera più ampia proprio per far convergere le diverse posizioni.

Secondo quanto riferito da fonti del G20, un accordo dovrebbe arrivare almeno per quanto riguarda gli «indicatori indiretti» come deficit, debito, risparmio privato e debito privato. Indicatore quest'ultimo molto importante per l'Italia su cui però si annuncia una battaglia tutt'altro che facile.

Tra questi indicatori, uno dei più spinosi (che è anche quello che più sta a cuore all'Italia) è la possibilità di valutare la situazione economica e finanziaria di un paese anche sulla base dell'indebitamento del settore privato.

L'Italia punta molto sull'introduzione di questo parametro perché ritiene che la maggior parte delle crisi scoppiate in alcuni paesi siano state generate proprio dagli eccessivi squilibri dell'indebitamento privato, ma su questa posizione resta un po' isolata.

Sono tanti i paesi, anche in Europa, che non sono d'accordo sull'introduzione di questo parametro: Germania, Spagna e Gran Bretagna si sarebbero già espresse contro, perché lo considerano un indicatore «poco trasparente». La presidenza francese del G20 punta poi ad accompagnare la transizione verso un nuovo sistema monetario fondato su più valute internazionali.

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