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G-4: spegnere l’incendio sui mercati

Il gruppo dei quattro – Germania, Francia, Spagna e Italia – continua il suo lavoro di dialogo, di confronto, di messa a fuoco dei temi, di elaborazione progettuale, di ricerca delle mediazioni possibili. Dopo il vertice di venerdì scorso, a livello di capi di Stato e di Governo, è toccato ieri ai ministri delle Finanze proseguire l’opera avviata a Roma.
L’incontro avrebbe dovuto rimanere riservato, ma l’ospite di turno – il francese Pierre Moscovici – lo ha annunciato ieri mattina parlando alla radio. Ed è quindi stato costretto, nel pomeriggio, a confermarlo ufficialmente. Lo stesso Moscovici ha incontrato verso le sette, per cena, i colleghi Wolfgang Schäuble, Vittorio Grilli e Luis De Guindos, il vice-presidente della Commissione europea Olli Rehn e i rappresentanti dell’Eurogruppo e della presidenza del Consiglio.
Il vertice è comunque stato caratterizzato da una grande discrezione: non si è svolto a Bercy, per evitare l’assedio dei giornalisti, e non c’è stata alcuna conferenza stampa.
Sul tavolo, alla vigilia del summit di Bruxelles sul quale sono accesi tutti i riflettori, nella speranza che finalmente la montagna non partorisca l’ennesimo topolino, le misure più urgenti per far fronte alla crisi, in particolare per quanto riguarda gli spread e le banche.
Se infatti il documento inviato ieri dal presidente del Consiglio Herman Van Rompuy traccia le linee del dibattito sulla futura governance europea, che richiede ovviamente tempi lunghi, ci sono da prendere decisioni urgenti, che non possono aspettare il compromesso sui pilastri della futura Unione. Come dimostrano gli ormai quotidiani declassamenti delle banche spagnole da parte delle agenzie di rating e l’andamento delle aste di titoli sovrani. Ieri quella spagnola è andata male, e quella italiana non benissimo.
Bisogna quindi parlare subito, e decidere in fretta, di alcuni meccanismi per affrontare le tensioni dei mercati che soprattutto il presidente del Consiglio italiano Mario Monti ha prospettato in questi giorni e sui quali è tornato anche ieri. C’è appunto la questione delle banche, con l’ipotesi di un intervento di ricapitalizzazione realizzato direttamente dai fondi di stabilità (ora l’Efsf e domani l’Esm). C’è il tema delle misure “raffredda-spread” con la possibilità che gli stessi fondi possano acquistare titoli dei Paesi – virtuosi sul fronte dei bilanci ma in momentanea difficoltà – i cui tassi aumentano al di là di qualsiasi ragionevole legame con i fondamentali, rendendo costosissime, e a lungo termine insostenibili, le operazioni di finanziamento del debito: su questo fronte ieri sera fonti vicine alla discussione hanno registrato una cauta apertura tedesca. Ci sono i vari strumenti di una parziale mutualizzazione dei debiti.
Di tutto questo hanno parlato, in maniera più specifica, più tecnica, i quattro ministri. Anche se secondo alcune fonti l’incontro sarebbe in realtà stato organizzato per ribadire lo spirito di collaborazione tra i partner alla vigilia del vertice di questa sera all’Eliseo tra il presidente François Hollande e la cancelliera Angela Merkel. Iniziativa bilaterale che, a poche ore dal summit europeo, ad alcuni non sarebbe piaciuta.
In questo crescendo di incontri e di tensione, permangono dubbi sulla posizione francese. Nuovamente alimentati proprio ieri dalle dichiarazioni di due ministri. Quello del Bilancio, Jérome Cahuzac, si è schierato nettamente a favore di una forte integrazione fiscale, quindi politica: «Il fatto di sottoporre ai partner il bilancio francese, così come quelli tedesco, italiano o spagnolo, non è una cessione bensì una condivisione di sovranità. E la Francia deve capire che questo è nel nostro interesse». Mentre il suo collega degli Affari europei, Bernard Cazeneuve, ha sostenuto che «l’integrazione politica non può essere preliminare alle misure urgenti di risanamento».

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