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G-20: subito l’unione bancaria

Passa dal rilancio della crescita, e possibilmente da un’accelerazione del progetto di unione bancaria, la soluzione della crisi dell’Eurozona, ha sostenuto ieri il G-20 nelle conclusioni del vertice messicano di Los Cabos.
I Paesi europei del gruppo, che riunisce le tradizionali potenze industriali e le grandi economie emergenti, si sono impegnati a prendere «tutte le misure necessarie» per salvaguardare l’integrità dell’Unione monetaria.
A sottolinearne l’urgenza, a fronte della pressione dei mercati finanzari, è stato il presidente francese François Hollande. «Dobbiamo mostrare la capacità di agire più rapidamente», ha detto il neoinquilino dell’Eliseo, sostenendo che i tassi d’interesse pagati attualmente da Spagna e Italia «non sono accettabili». «I mercati si attendono da noi una cooperazione più stretta», ha affermato anche il cancelliere tedesco Angela Merkel, che però sostiene da sempre tempi lunghi per una soluzione della crisi.
Gli europei si sono impegnati a muoversi «sollecitamente» sulle misure per il sostegno alla crescita, pur mantenendo l’impegno al risanamento dei bilanci pubblici. Hollande ha preferito mettere l’accento sul fatto che «sul pacchetto crescita stiamo facendo progressi», mentre il cancelliere tedesco non ha mancato di ricordare che «crescita e consolidamento fiscale debbono avvenire contemporaneamente». La signora Merkel non cede sull’austerità, ma da qualche settimana a questa parte ha sposato l’abbinata con la crescita, seppure secondo i parametri tedeschi, per cui il rilancio deve avvenire soprattutto attraverso riforme strutturali e senza aumentare il debito. Ieri, si è dichiarata soddisfatta degli incontri di Los Cabos, cercando di dissipare l’impressione del suo isolamento. Anche se non sempre siamo d’accordo, ha detto il presidente francese del suo rapporto con il cancelliere che può essere la chiave del futuro dell’euro, «siamo entrambi consapevoli che l’Europa deve dare la sua risposta e le nostre posizioni al vertice sono state coerenti».
Il G-20 non poteva peraltro produrre una soluzione che, hanno ammesso sia il presidente del Consiglio Mario Monti, sia Hollande, deve venire dall’Europa stessa: gli appuntamenti cruciali sono la riunione di venerdì a Roma fra Italia, Germania, Francia e Spagna, dalla quale il capo dello Stato francese si aspetta «convergenze» con gli altri leader, e il vertice europeo della prossima settimana. I leader europei si sono incontrati brevemente ieri mattina tutti insieme con il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, il più insistente alla vigilia nello spingere l’Europa a interventi decisivi.
L’elemento di maggiore novità del comunicato viene dall’intenzione espressa dagli europei «di considerare passi concreti per un’architettura finanziaria integrata, che comprenda la vigilanza bancaria, la liquidazione delle banche insolventi, la ricapitalizzazione e l’assciurazione dei depositi». Finora, l’unica apertura da parte tedesca su questo punto, era stata l’indicazione della signora Merkel a favore di maggiori poteri per la Banca centrale europea in materia di vigilanza. Il resto, secondo la Germania, è subordinato alla previa realizzazione dell’unione fiscale. Intanto, il cancelliere ha detto ieri che vuole chiarezza sulle necessità di ricapitalizzazione delle banche spagnole, che dovrebbero emergere in questi giorni dal rapporto di due consulenti indipendenti, in vista degli aiuti (fino a 100 miliardi di euro) promessi dall’Europa. Le proposte della Commissione europea sull’unione bancaria, ha ricordato qui a Los Cabos il suo presidente José Manuel Barroso, saranno pronte entro l’autunno, ma la sensazione è che ci sia l’intenzione di accelerare, anche se i problemi tecnici e le resistenze sono enormi.
Un importante risultato concreto del G-20 è stata la definizione del contributo dei grandi Paesi emergenti, i Bric, al firewall, il fondo anti-contagio creato dal Fondo monetario e che può servire, ha detto il direttore dell’Fmi, Christine Lagarde, come «seconda linea di difesa» insieme ai fondi europei. L’impegno della Cina per 43 miliardi di dollari e quello di Brasile, India e Russia, per 10 miliardi a testa portano le risorse aggiuntive a disposizione dell’Fmi a 456 miliardi di dollari. I quattro Paesi hanno anche intenzione di varare, secondo quanto ha dichiarato il ministro delle Finanze brasiliano, Guido Mantega, un pool di riserve con accordi di swap che possa servire all’assistenza reciproca in caso di crisi di bilancia dei pagamenti di uno di loro.

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