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«Il futuro di Toyota? Più auto ibride e a idrogeno»

«Non facciamo commenti sulla vicenda Volkswagen, noi seguiamo la nostra strada, da tempo tracciata». Poche parole, pronunciate da Johan Van Zyl, presidente e ceo di Toyota Motor Europe dall’aprile 2015, un professore di 58 anni, nato in Sud Africa ( è tutt’ora responsabile della sua regione ed è nel consiglio di diverse Università), sullo scandalo del dieselgate, che non ha sfiorato la casa giapponese. «Abbiamo un solo scopo – afferma – portare la mobilità verso veicoli sempre più sicuri e sempre meno inquinanti».

Che cosa rappresenta per Toyota l’Europa?

«Un mercato importante, le previsioni vedono il raggiungimento di 19 milioni di veicoli venduti complessivamente nel 2016, lo scorso anno abbiamo consegnato 874mila unità (Toyota e Lexus) ma sono le vetture ibride quelle che ci consentono di guardare con ottimismo al futuro, ormai rappresentano oltre un quarto delle nostre immatricolazioni: una Yaris su tre è ibrida. Stiamo allargando la nostra tecnologia a ogni segmento e gli automobilisti del Vecchio Continente hanno sempre imposto le vere rivoluzioni nel settore. Da oltre 200mila veicoli passeremo presto a 250mila ibride l’anno, per arrivare nel 2020 a 400mila unità».

Come differenziate la produzione?

«Toyota ha fabbriche in tutto il mondo dove si costruisce con la stessa qualità e la stessa cura, senza alcuna differenzazione, a breve arriveremo a otto modelli ibridi in gamma che conserveranno tutti i valori del nostro brand. Vogliamo esaltare le emozioni per conquistare un pubblico sempre più giovane che apprezzi non solo l’innovazione ma anche il piacere di guidare un’auto ibrida».

Mancano infrastrutture importanti ovunque, voi cosa chiedete?

«Che l’Europa acceleri, il futuro è composto dalla costante crescita di auto ibride, ibride plug-in, elettriche e idrogeno, un accordo è stato raggiunto tra il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione europea sulla direttiva per lo sviluppo di una rete di alimentazione per carburanti alternativi. Sta ai singoli paesi applicarla, creare un network adeguato di stazioni di ricarica e di rifornimento per favorire la crescita di questi modelli in modo che possano essere commercializzati a prezzi sempre più competitivi».

Lei ha parlato di idrogeno, c’è ancora molta strada davanti?

«Con la Mirai abbiamo dimostrato che l’idrogeno sarà la soluzione definitiva a tutti i problemi della mobilità. Mirai è la prova concreta del potenziale dell’idrogeno, un pieno in tre minuti, 500km di autonomia. L’idrogeno è acqua, è una fonte di energia che potrà essere utilizzata per ogni forma di trasporto, sui treni, sulle navi, sui camion, è un elemento fondamentale dell’economia del mondo. Mirai è un progetto a lungo termine, una visione, come abbiamo avuto anni fa per l’ibrido. I nostri piani attualmente prevedono un target non superiore ai 100 pezzi l’anno».

L‘uscita della Gran Bretagna dall’Ue può rappresentare un problema?

«Senza entrare nel discorso politico che riguarda solo la Gran Bretagna, la gente capirà che avrà perdite finanziarie importanti. Noi siamo impegnati con due fabbriche, se avverrà la divisione ci adegueremo».

Sulle alleanze vi sono novità?

«Abbiamo partner per costruire city car e veicoli commerciali (Psa e Bmw, ndr ), ma sono alleanze specifiche, opportunità create solo su progetti ben identificati. Null’altro».

Bianca Carretto

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