Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

«Il futuro dell’Ue sarà sul web ma l’Italia non resti indietro»

Italia in fondo alla classifica Ue della digitalizzazione dell’economia e della società: è al 25esimo posto su 28. «L’Italia ha registrato un miglioramento ma restano un problema le competenze digitali. Così come in altri Stati membri: il 43% dei cittadini europei non ha competenze digitali di base. Bisogna intervenire». Perché per la commissaria Ue all’Economia e società digitale, la bulgara Mariya Gabriel 39 anni appena compiuti, «il futuro dell’Europa è digitale e non bisogna lasciare indietro nessuno». La proposta della Commissione per il budget Ue 2021-2027 prevede un nuovo programma digitale da 9 miliardi gestito dal suo portafoglio.

Quanto vale l’economia digitale in Europa?

«Se si fa il Digital single market l’economia digitale può portare 415 miliardi di euro all’anno. Al momento pesa per il 2% sul Pil europeo ma se si utilizza il suo potenziale con la libera circolazione dei dati si arriva al 4% al 2020, 739 miliardi».

Si rischia un’Europa a due velocità sul digitale?

«La digitalizzazione non è solo un’opportunità di innovazione e crescita economica, è anche un rischio di maggiore esclusione sociale e povertà, di maggiori differenze tra le regioni europee e tra gli Stati membri. Per questo nessuno deve restare escluso e dobbiamo avere programmi concreti per i giovani, per gli anziani e per le persone deboli, per chi è ancora in attività e per i disoccupati. È una grande sfida di intervento a tutti i livelli, europeo e nazionale. Un esempio concreto: bisogna fare di più per sviluppare le competenze digitali, ancora oggi il 43% dei cittadini europei non ha quelle di base. È un campo in cui l’Italia deve continuare a fare sforzi anche se ha raggiunto buoni risultati in termini di net generation e digitalizzazione dei servizi ma bisogna preparare le persone a usarli. Bisogna anche eliminare la differenza tra le zone urbane e rurali nell’accesso alla Rete».

Digitalizzazione e occupazione: cosa state facendo?

«Nessuno può dire con certezza quanti posti di lavoro spariranno e quanti saranno creati. Alcuni analisti dicono che solo il 9% verrà meno, altri il 60%. La verità è che la maggior parte dei lavori si trasformerà grazie alla digitalizzazione ed è nostra responsabilità che il cambiamento sia nella parte pesante. Insistiamo sulle competenze: se abbiamo persone che sono preparate per controllare e guidare le macchine possiamo salvare l’approccio in base al quale l’uomo comanda ed è al centro. Abbiamo avviato dei piccoli progetti concreti come la Digital opportunity: stage in ambito digitale pagati circa 500 euro al mese in aggiunta a un’eventuale retribuzione che l’imprenditore vorrà riconoscere, per 5-6 mila studenti Ue e della durata di 4-5 mesi. Vogliamo attirare anche studenti in scienze umanistiche e sociali perché possano arricchire il curriculum».

Il nuovo regolamento sulla privacy rischia di rallentare l’economia digitale?

«L’Europa cerca di promuovere una crescita e un’innovazione che siano per tutti e non solo per pochi. Per questo vogliamo avere un ecosistema con delle regole: se vige la legge della giungla come possono le nostre startup svilupparsi e crescere? Serve trasparenza su come funzionano le piattaforme. Credo al valore aggiunto dell’approccio europeo: non c’è contraddizione tra innovazione, competitività e protezione dei dati personali e difesa dei nostro valori. La parola chiave è responsabilità, parità di condizioni e leadership europea».

Cosa fa la Ue nel campo dell’intelligenza artificiale?

«Il 25 aprile abbiamo pubblicato la nostra strategia sull’intelligenza artificiale, che mette l’uomo e l’etica al centro. È focalizzata su tre dimensioni: il rafforzamento delle nostre capacità tecnologiche e salvaguardia degli ambiti in cui siamo leader come nella robotica, le questioni etiche legate alla protezione dei dati e l’impatto sul mercato del lavoro. Da qui al 2020 proponiamo di investire 1,5 miliardi per la ricerca e sviluppo nel programma Orizzonte 2020. Per essere competitivi dopo il 2020 sarà necessario attivare almeno 20 miliardi all’anno tra investimenti pubblici e privati in questo campo».

Qual è il futuro della Ue?

«Il futuro dell’Europa sarà digitale e dipenderà dalla nostra capacità di essere leader, di proteggerne i valori, i cittadini, le condizioni perché le nostre imprese crescano e siano competitive. Un’Europa che dice ai partner nel mondo che i nostri valori non sono negoziabili come la protezione dei dati».

Francesca Basso

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

ROMA — Un’esigenza comune percorre l’Europa investita dalla seconda ondata del Covid-19. Mai c...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

ROMA — L’Italia è pronta ad alzare le difese, e si allinea con l’Unione europea, nei confront...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

MILANO — Nel giorno in cui il consiglio di Atlantia ha deliberato il percorso per uscire da Aspi, ...

Oggi sulla stampa