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Tavares, missione compiuta per Psa. Ora la scommessa si chiama Opel

È l’uomo del giorno Carlos Tavares, presidente del direttorio Psa, l’ingegnere portoghese che, in poco più di due anni, ha salvato la casa francese dal baratro: «Siamo passati dall’inferno al paradiso». Oggi, con l’acquisizione di Opel, è entrato di diritto tra i grandi nomi del settore automobilistico. Nello stesso giorno ha festeggiato anche il premio «Car of the Year 2017», assegnato alla Peugeot 3008.

Ha gli occhi arrossati dalla grande stanchezza, ma dice «mi sento privilegiato, ho un’occasione unica, la possibilità di cogliere questa opportunità che non tutti possono avere nella vita». Spiega che «cercheremo di applicare anche per Opel la stessa formula che abbiamo adottato per Peugeot e Citroen, vogliamo condividere le risorse, logicamente per ottimizzare i costi, fare sinergia, adesso attendo da Opel la documentazione completa del fatturato, suddiviso per i vari Paesi, per adottare la strategia giusta». Opel dovrà «migliorare il suo bilancio, è sulla buona strada, se non ci fosse stata la Brexit, avrebbe registrato un risultato positivo già nel 2016. Non è sufficiente, solamente quando otterremo degli utili, questa operazione potrà essere considerata vincente e ci consentirà di trovare il giusto equilibrio al nostro interno». I marchi sono diventati sei — Peugeot, Citroen, Ds, Opel, Vauxhall e Free to move (quello dedicato ai servizi) — ma, precisa che «per noi rimane fondamentale la soddisfazione dei clienti, l’obbiettivo resta sicuramente la riduzione dei costi ma vogliamo realizzare sempre più una qualità migliore. Psa continua ad avere un’altissima potenzialità». La distribuzione delle piattaforme sarà essenziale in questo processo di ristrutturazione, la cooperazione dimostra che esiste un’ottima intesa tra gli ingegneri delle due equipe. Solo dopo aver «eliminato qualche cosa dal piatto che ora è veramente colmo» verranno presentati i prodotti che nascono da questo accordo.

Conoscendo Tavares, i tempi non dovrebbero essere troppo lunghi, visto che lui ha impiegato meno di quattro mesi per portare a termine, nel massimo segreto, la firma con General Motors. Mary Barra, il ceo di General Motors, è andata a Parigi a gennaio, nella sede di Peugeot, in avenue de la Grande Armée. Tavares quella mattina aveva dato disposizione perché tutte le porte rimanessero chiuse, nessuno doveva incrociare la signora che arrivava da Detroit. Neppure la direzione di Opel era stata messa al corrente. Tavares si accalora quando rassicura che «ogni attività sarà protetta, vi sono molte soluzioni per rendere una fabbrica attiva, non vi è alcuna ragione che gli impianti di Opel non riescano a raggiungere gli standard di Psa in termini di eccellenza operativa».

La sua squadra si è portata avanti, ha già contabilizzato la posizione del gruppo «in Italia saremo secondi dopo Fiat. Peugeot, Citroen, Opel realizzeranno il 14% di quota di mercato». E, con la forza del brand tedesco, saranno secondi in tutta Europa.

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