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Fusioni, ritornano i grandi deal Con Fca-Psa trimestre da 26 miliardi

Fusioni e acquisizioni in crescita in Italia. Nel primo trimestre 2021 sono state chiuse 232 operazioni: sette in meno rispetto ai primi tre mesi del 2020, ma per un controvalore complessivo di 26,4 miliardi di euro, in forte crescita rispetto ai 10,1 miliardi del primo trimestre dello scorso anno (+160%). I dati, presentati nell’analisi Kpmg, relativi al primo trimestre del mercato italiano M&A, beneficiano della chiusura di alcune grandi operazioni. Infatti, circa il 94% del controvalore totale è concentrato nelle prime dieci operazioni.

Rilevante (il 74%) l’apporto dell’operazione di fusione tra Fca e Psa Peugeot-Citroen (pari a 19,6 miliardi). L’operazione dà vita al quarto maggior produttore di auto al mondo “Stellantis”, per accelerare il percorso verso l’elettrificazione, incrementare la penetrazione in importanti mercati, come quello cinese, e ampliare la gamma dei brand. Per Max Fiani, partner Kpmg Corporate Finance «c’è una ripresa del mercato, con un ritorno di operazioni con valori importanti, anche considerando quelle annunciate e attese in chiusura entro l’anno». La pipeline risulta infatti ricca, superando i 60 miliardi di valore. Tra le principali operazioni attese ci sono, nel settore paytech l’integrazione tra Sia, Nets e Nexi (10,5 miliardi); l’acquisizione di circa 24.600 torri di telecomunicazioni sul territorio europeo da parte di Cellnex (per 10 miliardi); il possibile ingresso nel capitale di Autostrade per l’Italia da parte di Cdp, Blackstone e Macquarie (9,7 miliardi); l’acquisizione di GrandVision da parte di EssilorLuxottica (7,2 miliardi), che è in attesa del benestare da parte delle Autorità antitrust.

Restano infine le due offerte lanciate da Andrea Pignataro, attraverso la londinese Ion Investment, per Cerved e Cedacri, che valgono circa 3,4 miliardi. «Rimane invece debole l’interesse degli investitori esteri, in particolare quelli industriali, nelle società italiane. – continua Fiani – Ma il nuovo Governo guidato da Mario Draghi può essere un indicatore di stabilità per gli investitori internazionali».

Gli investimenti esteri in società italiane infatti, evidenziano un rallentamento per quanto riguarda i valori, registrando solo 0,4 miliardi, contro 1,1 miliardi dei primi tre mesi del 2020. Oltre il 50% del valore delle operazioni cross border, è rappresentato dalla cessione del 20% di Illycaffè da parte della famiglia al private equity americano Rhone Capital. Nel primo trimestre, c’è stata invece una importante attività da parte dell società italiane sia sul territorio nazionale che internazionale. Tra le prime dieci operazioni registrate, infatti, nove sono state svolte da acquirenti nazionali.

Sul fronte domestico, in linea con il numero di operazioni registrate nello stesso periodo dello scorso anno (124 contro 128), il valore di 5,2 miliardi è circa quattro volte quello del 2020: rilevanti la chiusura attesa entro fine mese dell’acquisizione di “Stone Island” da parte di Moncler, l’acquisizione della Milano Serravalle da parte di Fnm e la finalizzazione della cessione delle filiali di Ubi Banca e Intesa Sanpaolo a Bper, al fine di anticipare le richieste dell’Antitrust in merito all’acquisizione di Ubi Banca da parte di Intesa Sanpaolo. A partire da inizio dell’anno sono avvenuti anche alcuni importanti delisting: Ima, Techedge e Massimo Zanetti Beverage Group per un controvalore totale di circa 1 miliardo. Questa scelta deriva dalla necessità di accelerare alcune operazioni di rafforzamento, crescita ed espansione in nuovi mercati, anche supportate da primari operatori del settore del private equity (come Bc Partners e One Equity Partner). Le 45 operazioni finalizzate da società italiane all’estero registrano un valore complessivo pari a 20,8 miliardi (7,7 miliardi in 48 operazioni nei primi tre mesi 2020). Oltre alla già citata Stellantis, si segnala la continua la spinta delle imprese a conduzione familiare ad espandersi sui mercati esteri, come Angelini con l’acquisizione della svizzera Arvelle Therapeutics (785 milioni) e Barilla con le acquisizioni del business canadese Catelli dry Pasta di Ebro Foods e l’inglese Pasta Evangelists (per 150 milioni).

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