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Fusioni, nei nove mesi deal in calo a 28,5 miliardi

Mercato delle fusioni in chiaroscuro, anche se le ultime transazioni di questi giorni (la fusione Sia-Nexi e l’acquisizione di Fox Biscuits da parte di Ferrero) fanno sperare. Nei primi 9 mesi del 2020 in Italia, secondo Kpmg, sono state chiuse 537 operazioni (-33,7% rispetto alle 810 del settembre 2019). Il rallentamento è rilevante anche in termini di valore complessivo, che si è attestato a 28,5 miliardi di euro, contro i 35,2 dei primi tre trimestri dello scorso anno (-19%).

Il dato diventa più preoccupante se circoscritto al periodo aprile- settembre, quando si sono finalizzate 285 operazioni. Erano state 238 nel primo trimestre. «Come molti altri settori dell’economia, anche l’ ecosistema delle fusioni e acquisizioni ha dovuto modificare rapidamente le modalità di lavoro per garantire continuità» sottolinea Max Fiani, partner di Kpmg Corporate Finance. «Affrontare un processo di vendita in questo periodo storico può essere gravoso. Molte operazioni annunciate sono state poi sospese, in attesa di capire come si muoveranno le valutazioni. Molti operatori si sono dovuti concentrare sul quotidiano, chiudendo nel cassetto progetti di crescita inorganica. L’insieme di questi fattori ha riportato il mercato indietro di anni, cancellando anni di crescita rilevante».

In questo scenario complesso ci sono però alcune buone notizie: il mercato domestico ha performato bene in termini di valori (13,6 miliardi, +79% rispetto ai primi nove mesi del 2019), nonostante il forte rallentamento a livello di numero di operazioni (306 contro le 416 di 12 mesi fa). Importante è stato il contributo di due deal di valore superiore al miliardo: Intesa San Paolo che ha perfezionato l’acquisizione di Ubi Banca per 4,2 miliardi e Giuliana Albera Caprotti e Marina Caprotti che hanno rilevato da Violetta e Giuseppe Caprotti il 30% di Supermarkets Italiani (Esselunga) per 1,8 miliardi.

Sono state ben 15 inoltre le operazioni di valore compreso tra i 100 milioni ed il miliardo, con il coinvolgimento di alcuni nomi storici dell’industria. Exor ha rilevato l’editoriale Gedi da Cir. Quest’ultima, a sua volta, si è fusa con Cofide, semplificando la struttura del gruppo.

Inoltre tiene sempre un buon ritmo il private equity: i fondi hanno finalizzato 65 operazioni. Ben 18 sono operazioni di minoranza, con capitali di investitori istituzionali al servizio di imprenditori con piani di crescita.

In forte calo invece le operazioni estero su Italia: solo 138 operazioni da soggetti esteri su società italiane, per un valore complessivo pari a 3 miliardi. Mai, negli anni post-crisi, si era raggiunto un valore così basso. A titolo comparativo, l’anno scorso si erano registrate operazioni per 15miliardi. Ammontano invece ad 11,9 miliardi i flussi di investimento di soggetti italiani in realtà estere. Non lontani dai risultati dello scorso anno (-7%), nonostante una forte contrazione del numero di operazioni, passate da 150 a 90.

Un mercato così complesso ha reso ancora più competitivo il mondo degli advisor. Secondo il ranking di Refinitiv, sulle operazione annunciate, i tre primi gradini del podio sui nove mesi vedono Mediobanca, Goldman Sachs ed Equita seguiti da Jp Morgan e Ubs. Sui deal completati invece la classifica si inverte con Bofa Securities, Goldman e Mediobanca seguiti da Kpmg e Banca Imi. Tra i legali, secondo Mergermarket, i tre gradini del podio (per valore) sui nove mesi, vedono Gianni Origoni Grippo, Chiomenti e BonelliErede.

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