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Fusioni e acquisizioni come prima della crisi

di Elisabetta Iovine  

Che l'economia stia ripartendo, nonostante gli alti e bassi, è testimoniato da un indicatore ritenuto generalmente attendibile: le operazioni di fusione e acquisizione. Esse, che si erano bloccate nel 2009, stanno conoscendo una buona vivacità. I dati diffusi da Thomson Reuters dicono che le compravendite societarie, nel primo trimestre dell'anno, hanno sfiorato la soglia di 800 miliardi di dollari (563 mld euro), in crescita del 55% rispetto allo stesso periodo del 2010.

Un record dal secondo trimestre del 2008, prima che il fallimento di Lehman Brothers innescasse il tracollo globale. Le banche d'affari sostengono che non si tratta di un fenomeno isolato, ma di una tendenza destinata a proseguire. In base alle stime, nel 2011 le operazioni di m&a dovrebbero essere in tutto 3 mila per un controvalore pari a 3.500 miliardi di dollari (2.464 mld euro). Un risultato ancora lontano dai 4.100 mld di dollari del 2007 e dai 3.600 miliardi dell'anno precedente. Gli esperti di JP Morgan affermano che, se l'economia sarà debole in Occidente, le società avranno bisogno di comprare la crescita. D'altro canto, ci sono tutte le condizioni per far decollare le offerte di acquisto, che siano amichevoli o meno. Le aziende sono diventate nuovamente redditizie e, sottolinea un finanziere, i soldi non hanno più veramente valore. Inoltre le politiche monetarie accomodanti, avallate soprattutto negli Stati Uniti dove i tassi di interesse sono inchiodati a zero, contribuiscono a ridurre il costo del credito e a trovare i mezzi per sostenere operazioni straordinarie. Sono i fondi di investimento a prediligere il ricorso al debito: nel trimestre le loro operazioni sono balzate dell'83% a 51,4 miliardi di dollari. Anche se le banche, ancora scottate dalla crisi, non hanno aperto del tutto i rubinetti. Ad approfittare della situazione sono le stesse aziende, che hanno dato vita ad acquisizioni giganti. È il caso, nel comparto delle telecomunicazioni, dell'acquisto di T-Mobile da parte dell'operatore americano AT&T per 39 miliardi di dollari (27,4 mld euro). Ancora, si moltiplicano le offerte superiori a 10 miliardi di dollari, che fino a qualche mese fa erano rare. È di pochi giorni fa il rilancio del Nasdaq su Nyse-Euronext, con una proposta da 11,3 mld di dollari (7,9 mld euro), dopo la precedente offerta della borsa di Francoforte. Va anche tenuto conto del fatto che molte imprese avevano accantonato liquidità durante la crisi per fronteggiare l'emergenza, e ora si trovano a doverla impiegare.

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