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«Fusione Fiat-Chrysler entro l’anno»

«Entro l’anno». Dipenderà, naturalmente, da una serie di variabili. La prima, scontata: trovare l’accordo sul prezzo. Ma se quell’accordo arrivasse, se dalle valutazioni in corso uscisse un’offerta convincente per Veba, Fiat acquisterebbe subito (e senza bisogno di ricorrere ad aumenti di capitale) la quota Chrysler detenuta dal fondo del sindacato americano Uaw. A quel punto, conferma Sergio Marchionne dal Salone di Ginevra, «tecnicamente la fusione» tra il Lingotto e Auburn Hills «potrebbe avvenire» già verso la fine del 2013. Così come — ma questo il leader del gruppo l’aveva ribadito una volta di più l’altro ieri, sempre da Ginevra — sarebbero veloci i tempi per l’unica alternativa possibile: la quotazione di Chrysler (cui seguirebbe comunque la fusione).
Non è l’opzione preferita da Torino. Va tuttavia obbligatoriamente messa nel conto. Il contenzioso aperto da Veba sul prezzo d’esercizio delle prime due opzioni già esercitate da Fiat — per un pacchetto totale del 6,6% — non era e non è solo tattica negoziale, tra un venditore che punta a massimizzare il guadagno e un compratore che, in modo altrettanto ovvio, cerca di minimizzare la spesa. La distanza sul valore da attribuire alla risanata Chrysler è (era?) oggettivamente ampia: il sindacato Usa, fin qui, ha chiesto quasi il triplo rispetto alla valutazione cui si arriva applicando gli accordi iniziali. È poi vero che Veba non può permettersi di tenere immobilizzato ancora a lungo l’investimento (le cure sanitarie degli iscritti si pagano cash, non in azioni). È vero però pure che alla fretta c’è una risposta: se non sarà Fiat, a comprare, il 35% tuttora controllato dal fondo verrà messo sul mercato. Il prezzo verrebbe stabilito lì, dal collocamento e dalla successiva quotazione. E anche in questo caso non ci sarebbe da aspettare troppo: «Se Veba richiederà l’Ipo — aveva confermato Marchionne martedì — le carte saranno in regola già dal terzo trimestre».
Si vedrà presto. Quel che è sicuro è che, se un’intesa può essere trovata e se dunque il Lingotto potrà andare alla fusione senza passare da un’Ipo Chrysler, Veba ha buon gioco nel far leva sul risanamento e il successo di Auburn Hills (per inciso: l’amministratore delegato punta a vendere 800 mila Jeep dalle 700 mila di quest’anno). È da lì, dagli Usa, che è arrivato il grosso degli utili Fiat 2012. È da lì che arriveranno anche nell 2013. Certo Marchionne preannuncia, per i primi tre mesi, un relativo rallentamento: «Il mercato americano dovrebbe andare bene, oltre i 15 milioni di auto. Per noi il primo trimestre sarà difficile, ci mancheranno delle vetture: abbiamo tre stabilimenti in transizione, con il Grand Cherokee andato in produzione un paio di settimane fa e il Cherokee in arrivo a maggio. Ma nei prossimi nove mesi vedremo i risultati».
Risultati che, invece, continueranno a mancare nella Ue. Nessuno è in grado di dire quando e a che livelli sarà toccato il fondo. Ed è duro, il numero uno Fiat-Chrysler: «Spero che l’Europa si metta d’accordo su come gestire la crisi, abbandoni questa fissazione, diventata un incubo, dell’austerità, e cominci a far ripartire la macchina». Non però a colpi di incentivi: «Ho sempre detto che drogare il mercato non è una buona cosa. Preferisco non averli».

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