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Fusione Fca-Peugeot c’è il via libera dei cda. È il giorno dell’accordo

TORINO — L’ok è arrivato ieri dalle riunioni dei consigli di amministrazione di Fca e Psa. La fusione si farà. Verrà annunciata oggi nella ricorrenza di San Graziano, il romano che evangelizzò la Gallia. Entro un anno nascerà la società mista, per metà italo-americana e per metà franco-tedesca che governerà il quarto produttore di auto al mondo, il secondo in Europa dietro Volkswagen. Una società che erediterà i marchi del gruppo Fiat, quelli di Chrysler, i francesi di Peugeot e Citroen, i tedeschi di Opel (acquistati da Psa).
I dettagli del Memorandum d’intesa verranno resi noti questa mattina prima dell’apertura delle Borse.
Nelle ultime ore si sono succeduti i segnali positivi. Lunedì sera era arrivato il via libera, «all’unanimità », della famiglia Peugeot. Un particolare non da poco. Perché nel 2014, quando Robert Peugeot accettò l’ingresso nel capitale di Psa dei cinesi di Dongfeng e dello Stato francese, il cugino Thierry scrisse una polemica lettera sostenendo che in quel modo la famiglia si disimpegnava dall’auto («c’erano altre soluzioni che si potevano percorrere»). Perse così il ruolo di vicepresidente della società. La concordia ritrovata in famiglia sulla fusione con Fca era dunque tutt’altro che scontata. Il secondo segnale è venuto ieri con la decisione del Lingotto di preallertare i sindacati italiani in vista di un incontro, venerdì a Mirafiori, per illustrare tutta l’operazione. «Ci aspettiamo garanzie sugli investimenti già annunciati in Italia e sull’obbiettivo della piena occupazione », ha detto ieri il segretario generale della Fim-Cisl, Marco Bentivogli. A parte verrà convocata anche la Fiom-Cgil, che non è firmataria degli accordi aziendali.
Secondo le indiscrezioni che circolavano ieri, nel dettaglio del Memorandum sarebbe confermata anche la scelta dei cinesi di Dongfeng di cedere il 2,5% della loro quota di Psa in modo da scendere sotto il dieci e dunque sotto la soglia del 5 nella società di fusione. In questo modo Dongfeng perderebbe il suo rappresentante in consiglio di amministrazione. Questa sembra essere una delle condizioni per ottenere il via libera dall’amministrazione Trump che non gradirebbe un rappresentante di Pechino nella società che possiede, tra gli altri, il marchio Jeep.
Ieri a Parigi circolavano le dichiarazioni dei Peugeot, attenti a sottolineare che «nel futuro piano di fusione, la famiglia avrà la possibilità di prendere il 2,5% in più e diventerà uno dei principali azionisti del gruppo». Infatti se i Peugeot rilevassero il 2,5 % dai cinesi, salirebbero dal 6,1 all’8,6, secondi solo a Exor che avrà il 14,5%.
In Francia si tiene a precisare che l’8,6 dei Peugeot sommato al 6,1 della banca di Stato finirebbe per dare ai francesi una quota leggermente superiore a quella degli italiani. Nazionalismi. La sostanza è che il nuovo gruppo dovrà investire molto nell’auto elettrica e nel rinnovo delle gamme. Una urgenza sottolineata dai dati sulle vendite in Europa diffusi ieri. Nel mese di novembre Psa ha perso il 7,2 % rispetto al novembre 2018. Fca ha perso l’1,4. La quota del mer cato europeo dei francesi è oggi del 14,6 % mentre quella di Fca è scesa al 5,6.
Anche dopo la fusione le due case non riuscirebbero comunque a conquistare il primo posto continentale presidiato da Volkswagen con il 25,6 %. La battaglia per conquistare quote si annuncia dunque difficile.
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