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Fusione e scissione nel mirino del fisco

Una fusione per incorporazione seguita da una contestuale scissione non proporzionale sono da considerarsi elusive, anche se fatte per esigenze di ridefinizione degli assetti societari causa gli insanabili dissidi insorti tra i soci (appartenenti a due famiglie diverse). Inoltre, i costi dedotti da una società devono essere provati dalla stessa società perché possano ritenersi inerenti ai sensi dell’articolo 109, comma 5, del Tuir.
Queste le conclusioni della Ctp di Mantova, con sentenza 350/01/2014, depositata il 3 dicembre 2014 (presidente Alioto, relatore Cantoni).
I fatti sono i seguenti: due società, partecipate da due nuclei famigliari, vengono fuse per comprendere sia i compendi industriali che quelli commerciali in un’unica società, per poi scindere gli elementi patrimoniali che avrebbero permesso di svolgere alla beneficiaria di nuova costituzione l’attività in un determinato settore (comunque già svolta precedentemente) mentre la società scissa avrebbe continuato a svolgere l’attività “storica”. La preventiva fusione, quindi, serviva solo a separare definitivamente i due armi di attività aziendale e i rispettivi assetti societari tra i due nuclei famigliari.
Secondo la Ctp di Mantova, le operazioni sono da ritenersi elusive. Questo perché «le attività sono proseguite negli stessi opifici e nello stesso modo» e la conseguenza è che «l’unica sostanziale modificazione intervenuta è stata il cambio di proprietà degli immobili. In virtù di ciò risulta di tutta evidenza l’intento elusivo dell’intera operazione». Non una parola su quale sarebbe stato il vantaggio fiscale indebito conseguito; così come non sono state minimamente considerate le ragioni sottostanti alle operazioni effettuate (peraltro, va considerato che la decisione dei giudici mette a rischio il futuro delle aziende e dei suoi dipendenti).
È come se il fatto di avere posto in essere “certe operazioni” (prima la fusione, poi la scissione) portasse automaticamente all’etichetta di elusività. È chiaro che non può essere così: non è in particolare l’operazione di scissione in sé a essere elusiva, ma il suo eventuale utilizzo nel contesto di un più ampio disegno diretto a ottenere un indebito risparmio d’imposta.
Ben venga, quindi, il nuovo testo sull’abuso del diritto in fase di emanazione (che comprende anche il concetto di elusione), il quale deve avere necessariamente effetto retroattivo per la “latitudine” dello stesso concetto di elusione-abuso del diritto.
In questo contesto appare indifferibile anche salvaguardare il concetto di inerenza, come prevede la delega fiscale. Concetto che non è affatto disciplinato dall’articolo 109, comma 5, del Tuir (che disciplina semplicemente l’indeducibilità delle spese a fronte di proventi esenti). Così come non si può continuare a dire che, per dedurre una spesa nella disciplina del reddito d’impresa, il contribuente deve provare alcunché, non essendo la deduzione della stessa una situazione di favore. È sull’amministrazione che gravano dei precisi oneri di allegazione degli eventuali fatti per cui si ritiene non inerente la stessa spesa.

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