Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Furti in cassetta di sicurezza: la banca è responsabile

di Alessandro Galimberti

Se le cassette di sicurezza della banca vengono svuotate nottetempo, spetta all'istituto dimostrare che le misure di sicurezza erano adeguate e tecnologicamente al passo con i tempi, e non invece ai clienti provare la colpa del "custode" contrattuale.
Con l'affermazione di questo principio la Prima sezione civile della Corte di cassazione (sentenza 28835/11, depositata il 27 dicembre) ha rispedito alla Corte d'appello di Roma una vicenda giudiziaria che si trascina ormai da 22 anni.
In quattro notti consecutive di quella lontana estate ignoti ladri, e relativi basisti, erano riusciti a trafugare, tra l'altro, il contenuto di due dozzine di cassette di sicurezza di un'agenzia romana del Banco di Sicilia.
Trascinato in giudizio, l'istituto fu condannato in primo grado (nel 2002) al risarcimento integrale dei danni, ma l'appello (2005) applicò la clausola limitativa di responsabilità pattuita (un milione di lire per cassetta) ritenendo che i clienti non erano riusciti a dimostrare il concorso di «colpa grave» della banca.
Proprio da questa argomentazione è partito il giudizio di legittimità, disattendendo l'applicazione «erronea» dell'articolo 1218 del Codice civile sul l'inadempimento delle obbligazioni contrattuali: «È il debitore – scrivono i giudici – che, per liberarsi dalla responsabilità, ha l'onere di provare, in caso di inadempimento o ritardo, che l'impossibilità della prestazione è dovuta a causa a lui non imputabile, non essendo sufficiente a dimostrare l'assenza di colpa la prova generica della sua diligenza».
E quindi, «secondo la corretta ripartizione dell'onere di cui all'articolo 2697 del codice civile («Chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento», ndr) spetta dunque alla banca di chiarire le ragioni per le quali il furto è stato possibile nonostante le misure di sicurezza previste e di provare che si tratta di ragioni escludenti una sua condotta gravemente colposa».
Tra le quali potrebbe non rientrare, probabilmente, il cavo a vista e "pendente" delle telecamere collegate alla centrale operativa della questura.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non ha tempi, non ha luoghi, non ha obbligo di reperibilità: è lo smart working di ultima generazi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Sono entusiasta di essere stato nominato ad di Unicredit, un’istituzione veramente paneuropea e ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il primo annuncio è arrivato all’ora di pranzo, quando John Elkann ha rivelato che la Ferrari pre...

Oggi sulla stampa