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Furla punta sull’italia Nuova fabbrica nel chianti

Quando il progetto è stato avviato il Covid non solo non c’era, ma non era neppure immaginabile. Eppure, proprio perché c’è stata la pandemia, i lavori avrebbero potuto essere fermati, rimandati. Invece il nuovo polo industriale di Furla, tra i più noti marchi della pelletteria italiana, è andato avanti e, tra turni complessi per non far incontrare elettricisti, impiantisti, piastrellisti etc, oggi è divenuto realtà. A Tavarnelle Val di Pesa, sulle colline del Chianti. Aspetta solo di essere inaugurato ufficialmente non appena la situazione sanitaria lo permetterà.

Produzioni

Non a caso si chiama «Furla Progetto Italia» perché è sul nostro Paese che la società bolognese guidata dal neo amministratore delegato Mauro Sabatini, sotto la spinta degli azionisti rappresentati da Giovanna Furlanetto, punta con ancora maggior decisione: «Essere in Italia oggi è più strategico che mai», dicono insieme. «Con questo investimento saremo in grado di rafforzare la nostra capacità produttiva, internalizzando e mantenendo il controllo delle fasi più delicate del processo di produzione», spiega Sabatini. «Siamo molto contenti di questo passo perché metterà l’azienda e i suoi prodotti a un livello ancora più alto — aggiunge Furlanetto — E, poi, un progetto così vivacizza e provoca nuove energie. C’è molto entusiasmo tra le persone perché lavorano in un ambiente che — credo di poterlo dire senza eccessi di ambizione — non ha uguali in Italia: nel cuore del Chianti, in un paesaggio che sembra quello di un pittore del Quattrocento, con gli architetti che hanno studiato ogni dettaglio per assecondare il movimento della collina e non avere un impatto ambientale, un viale di cipressi che porta su, come in un’antica villa toscana… È un ambiente che celebra il benessere dell’individuo sul luogo di lavoro».

Il nuovo insediamento produttivo è nato su terreni acquistati allo scopo, vicino alla sede di Effeuno, la piattaforma produttiva rilevata da Furla nel 2018 e che faceva capo allo stesso Sabatini. La nomina del ceo è parte del processo di cambiamento: ha assunto le deleghe a gennaio di quest’anno, succedendo ad Alberto Camerlengo che è divenuto presidente, carica che era detenuta da Giovanna Furlanetto. Una superficie di 43mila metri quadrati, di cui 18.200 edificati, progettati dallo studio Geza di Udine, vincitore nel 2019 e nel 2017 all’American Architecture Prize e dell’Architizer A+Awards Prize. Il tema della cultura è da sempre presente nella società bolognese, che attraverso la Fondazione omonima da oltre vent’anni incoraggia e promuove gli artisti contemporanei in Italia.

In termini economici l’investimento è stato di 30 milioni di euro e la sede sarà, allo stesso tempo, polo produttivo, creativo, di ricerca, sperimentazione e formazione. Qui è stata, infatti, trasferita anche Furla Academy, programma di formazione avviato nel 2018. «Per creare un artigiano compiuto occorrono 10 anni — spiega il ceo —. Tutte le aziende del nostro settore si trovano ad affrontare il tema del ricambio generazionale. Per poter continuare a portare l’italianità nel mondo è fondamentale attirare e formare i giovani che saranno gli artigiani del futuro».

Mercati

La pandemia ha lasciato i suoi segni, con una riduzione del fatturato 2020 a doppia cifra, in linea con le società del settore. «Vediamo il 2021 ancora come un anno di transizione, la vera ripresa sarà nel 2022-2023 — dice Sabatini — anche se Cina e Giappone, i nostri mercati più importanti, stanno già tornando ai livelli pre-pandemia. L’area che soffre ancora è l’Europa, mentre gli Stati Uniti mostrano segni incoraggianti». Gli Usa, però, per i prossimi due anni saranno per Furla «un mercato di nicchia», dopo la ristrutturazione della rete distributiva dello scorso anno. «Teniamo un presidio a New York e uno a Los Angeles e stiamo riposizionando il brand puntando ancor più sull’italianità». Il lungo periodo della pandemia ha portato una nuova organizzazione del lavoro, con lo smart-working che «in parte sarà mantenuto», e soprattutto con una accelerazione degli investimenti sul digitale: l’ecommerce nel 2025 arriverà al 30% del fatturato. Anche Furla ha affrontato il tema degli affitti dei negozi, pagati ancorché chiusi. «Abbiamo dovuto gestire estremi a cui non eravamo preparati. La più forte è stata la Regina d’Inghilterra, che in Regent Street (una delle strade più importanti di Londra, ndr) ha subito dimezzato il canone. Mentre un landlord della Quinta Strada a New York non ha tolto nemmeno un dollaro». Più che sui numeri, Giovanna Furlanetto però si sofferma sui cambiamenti sociali imposti dalla pandemia, sull’allargamento «della forbice tra troppo ricchi e troppo poveri: una frattura che deve essere ridotta e risanata».

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