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“Fuori dalla recessione nel 2013 resta l’emergenza su lavoro e salari”

L’Italia uscirà dalla recessione l’anno prossimo. Le previsioni per il Pil, ancorché negative (meno 0,7% nel 2013, più di quanto stimato dal governo ma in linea con le stime del Fmi) sono” coerenti” con questa svolta attesissima. Ma sarà dura: i salari reali sono destinato ad essere sempre più magri, nel 2012 e negli anni a venire. Diminuisce il reddito disponibile delle famiglie. La disoccupazione rimane un dramma: il tasso senza lavoro vola sopra al 10%, con punte del 33,9% tra i giovani sotto i 24 anni. E anche le donne sono penalizzate. Eppure il Bollettino della Banca d’Italia intravede segnali di una inversione di tendenza: sta tornando un po’ di fiducia, da luglio si è bloccata la fuga degli investitori esteri dai Btp. E’ “cruciale” però che il governo attui le riforme già varate. Il governatore Ignazio Visco dice anche che serve un monitoraggio costante dei conti pubblici.
La ripresa è in arrivo, dunque. Sarà debole, ma ci sarà. Anche il presidente della Bce, Mario Draghi, parlando giorni fa al vertice Fmi di Tokyo, ha voluto guardare con un certo ottimismo al domani dell’economia Ue: pure lui, dal suo osservatorio, disponeva di dati e segnali. Lo stesso Visco, sempre in Giappone, ha collocato il punto di svolta giust’appunto nel corso dell’anno venturo. Ora, il Bollettino economico redatto dai suoi esperti cerca di mettere a fuoco questi piccoli-grandi segnali, finalmente più rosei. E dunque, per cominciare, ricompare la fiducia, specie a livello internazionale. Poi si sono interrotti i “disinvestimenti” degli stranieri nei nostri titoli di stato. Calano gli spread, migliora l’export. E i sondaggi segnalano che le aziende sono meno pessimiste di un tempo.
E’ un fatto di “sfumature”, più che altro. In termini percentuali, infatti, il Pil 2013 sarà sempre negativo, a meno 0,7%, appunto. Sulla base degli indicatori di via Nazionale, nel terzo trimestre il prodotto si sarebbe nuovamente ridotto, «ma con un’intensità inferiore rispetto alla prima metà dell’anno». Significa che l’attività economica ha continuato a scendere anche nei mesi estivi ma — ecco la novità — in maniera più soft. Questi cambiamenti si sono riflessi in positivo anche sulle condizioni del credito: il suo costo resta più alto della media Ue, ma ad agosto i tassi sui prestiti a famiglie e imprese sono scesi; i criteri di concessione dei finanziamenti sono oggi meno rigidi «rispetto a quelli assai restrittivi di inizio anno ». Dalle inchieste condotte in settembre presso le imprese emergono segnali “meno sfavorevoli” sulle prospettive a breve termine, soprattutto per le aziende esportatrici. Al dunque, sono proprio le aspettative, così importanti in questo genere di faccende, a cambiare in meglio.
Perché la ripresa sia “strutturale” e dunque duratura, il governo deve attuare le riforme già varate, compresi gli ultimi provvedimenti, con la riduzione delle aliquote Irpef e una attenuazione del previsto aumento dell’Iva. A un più rapido ritorno alla crescita, secondo la Banca d’Italia, può contribuire un miglioramento delle condizioni del credito e del clima di fiducia. Ma attenzione: «I dati disponibili sugli andamenti in corso d’anno segnalano la necessità di un costante e attento monitoraggio dei conti» pubblici nei prossimi mesi.

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