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Fuori dai tribunali 50mila cause

Oltre 50mila controversie fuori dai tribunali. È questa la prima valutazione d’impatto del decreto legge sulla giustizia civile (n. 132) fatta dallo stesso ministero. Se sia un numero soddisfacente e tale da permettere alla magistratura di aggredire in maniera più intensa l’arretrato e di ridurre la durata delle cause in primo grado è da vedere. Tuttavia, quando ancora non sono noti i contenuti delle correzioni che verranno apportate al testo da parte del Governo per rendere più appetibili le vie alternative di risoluzione delle liti, i numeri sono quelli contenuti nella relazione tecnica depositata in Senato dove ieri l’esame del provvedimento è proseguito con l’audizione delle associazioni forensi.
Nel dettaglio, sul versante della negoziazione assistita, anche se su questo quanto la componente di azzardo della stima è elevata, il ministero della Giustizia ritiene che potranno essere definiti attraverso questa procedura, anche nella sua veste di condizione di procedibilità in alcune aree del contenzioso, circa 35mila controversie. Con un effetto collaterale non proprio irrilevante determinato da una perdita di gettito, da mancato pagamento del contributo unificato, che si aggirerà intorno ai 3 milioni e mezzo.
A queste 35mila controversie destinate a non approdare mai davanti ai giudici se ne aggiungeranno poi altre 17mila. Tanti sono infatti procedimenti di separazione, di divorzio, di cambiamento delle condizioni economiche di entrambi che seguiranno una delle due vie semplificate messa punto dal decreto, una con la presenza necessaria di un avvocato, l’altra davanti all’ufficiale di stato civile. Un numero cui si arriva, spiegano i tecnici di via Arenula, tenendo conto che i procedimenti di separazione e divorzio sopravvenuti in corso d’anno sono circa 80mila, la metà dei quali con figli minori (la presenza di figli minori esclude il ricorso alle vie semplificate). In astratto, quindi, sono circa 40mila i procedimenti che potranno essere interessati dalle novità del decreto legge. Per le stime del ministero 10mila saranno gestiti attraverso la negoziazione assistita, mentre 7mila attraverso l’alternativa davanti all’ufficiale di stato civile.
Ieri, come detto, davanti alla commissione Giustizia del Senato sono sfilate le associazioni forensi che, all’interno di una valutazione complessivamente positiva del provvedimento, hanno proposto alcune modifiche. Comune la sollecitazione al ministro Orlando a tenere seguito alle promesse varando un pacchetto di agevolazioni fiscali per dare più appeal a negoziazione e arbitrato. Il Consiglio nazionale forense sollecita la previsione di un arbitro unico, al posto del collegio, per le controversie meno complesse; la piena alternatività tra mediazione e negoziazione, con libertà di scelta per i cittadino, evitando un corto circuito con perdite di tempo e denaro; la validità della negoziazione come titolo per il trasferimento di beni immobili fino a 50mila euro. Sul versante delle separazioni ratificate davanti all’ufficiale di stato civile, il Cnf mette in evidenza i rischi, in assenza di assistenza legale, di prevaricazione sul coniuge debole.
Per l’Oua, va accolta negativamente l’introduzione di una forma di obbligatorietà per la negoziazione; sull’arbitrato poi c’è disaccordo sull’individuazione da parte del presidente dell’Ordine distrettuale dell’arbitro per le cause giacenti in Corte d’appello (meglio sarebbe, avverte l’Oua, stabilire un’incompatibilità tra incarico arbitrale e funzione di consigliere dell’Ordine); bene invece la negoziazione per anche per le controversie in materia di lavoro. La negoziazione assistita andrebbe poi, a giudizio dell’Oua, estesa – se si vuole ottenere un reale obiettivo di deflazione – ai procedimenti con figli minori o portatori di handicap. L’assistenza legale dovrebbe, in sintonia con il Cnf, restare obbligatoria anche nel procedimento davanti all’ufficiale di stato civile ed è considerata spropositata la sanzione a carico dell’avvocato che non trasmette copia dell’accordo su separazione e divorzio in tempo. Nessun impatto poi sulla velocità dei giudizi avrà la riduzione delle ferie dei magistrati.

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