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Fuoco incrociato sull’Imu Cuneo fiscale, sfida Pdl-Pd

In una campagna elettorale “Imucentrica” le priorità per rimodulare le tasse in Italia restano la pressione fiscale e la lotta all’evasione. Due fenomeni del nostro ordinamento tributario accomunate dallo stesso triste primato: quello di essere tra le più alte dei Paesi Ocse. E senza interventi immediati saranno destinate entrambe a crescere ancora con il previsto aumento dell’Iva dal 21 al 22% già in calendario per il prossimo 1° luglio. Un aumento sulla carta bocciato da tutte le forze politiche in corsa per il voto del 24 e 25 febbraio ma che richiederà non pochi sforzi finanziari al nuovo Governo per scongiurarlo (si veda il servizio a pagina 3).
Dal confronto dei sei programmi presentati dalle principali coalizioni emerge dunque che la priorità per rilanciare produttività e consumi in Italia è ridurre la pressione fiscale su immobili, lavoro e imprese.
Le tasse sulla casa
Il prelievo sugli immobili ha scatenato le coalizioni nell’indicare la ricetta migliore. Il Pdl ha cavalcato non solo l’abolizione dell’Imu ma anche la restituzione di quanto pagato nel 2012 sull’abitazione principale (almeno 8 miliardi per l’intera operazione). Per la sua abolizione si sono schierati anche il Movimento 5 Stelle e Rivoluzione Civile che vorrebbe invece estenderla agli immobili commerciali della Chiesa e delle fondazioni bancarie. Intervento da completare con una patrimoniale progressiva sulle grandi ricchezze immobiliari e finanziarie.
Per una rimodulazione dell’Imu sono Monti, Bersani e Giannino. Il primo pensa a un aumento della detrazione sull’abitazione principale da 200 a 400 euro e al raddoppio delle detrazioni per figli a carico da 50 a 100 euro per figlio. Andrebbe introdotta una detrazione di 100 euro per anziani soli e persone con disabilità, il tutto fino a un massimo di 800 euro.
La coalizione di Bersani, invece, mette sul tappeto un’esenzione generalizzata per gli immobili per i quali i contribuenti hanno versato 400/500 euro, compensata dall’introduzione di una tassazione progressiva dei grandi patrimoni immobiliari con valore catastale da 1,5 milioni (3 milioni di valore commerciale). Per i beni strumentali delle imprese l’aliquota da applicare dovrà essere quella per le abitazioni principali. Stesso intervento sui beni delle imprese proposto da Giannino che sottolinea come l’Imu deve diventare il pilastro della fiscalità locale e il gettito deve restare interamente nelle casse dei Comuni.
Riduzione del prelievo
Sulla pressione fiscale le ricette proposte trovano un comune denominatore nella riduzione dell’Irpef almeno sui redditi più bassi. Per la coalizione di centrosinistra l’obiettivo è quello di ridurre in prospettiva la prima aliquota Irpef dal 23 al 20 per cento. Il centrodestra punta a una riduzione di un punto l’anno della pressione fiscale per arrivare a fine legislatura a tagliarla di 5 punti. Si guarda ai redditi bassi e in particolare all’introduzione di un fisco favorevole alla famiglia: sulla base di un quoziente familiare a parità di reddito dovranno versare meno tasse le famiglie più numerose. Il traguardo di fine legislatura è la rimodulazione dell’Irpef con due sole aliquote, una del 23% per i redditi fino a 43mila euro e una del 33% per quelli superiori.
Per il movimento di Mario Monti, «Scelta civica» il taglio della pressione fiscale sui redditi da lavoro parte da una una progressiva riduzione dell’Irpef sui redditi medio-bassi. Il traguardo è una diminuzione di 2 punti del rapporto tra gettito Irpef e Pil, pari a circa 15 miliardi in meno di Irpef. Inoltre si punta al fattore famiglia con un sistema che preveda deduzioni crescenti con il numero di figli e decrescenti con il reddito e una no-tax area. La riduzione della pressione fiscale, inoltre, richiede un intervento mirato anche sulle addizionali regionali e comunali su cui dovranno pesare i carichi familiari.
«Fare per fermare il declino» di Oscar Giannino ha posizionato l’asticella del taglio Irpef al 30% nell’arco della legislatura. In questo modo si stima di eliminare completamente l’Irpef per la metà più povera dei contribuenti. Secondo «Fare» si potrebbero rendere esenti da imposte i redditi inferiori a 12.000 euro entro il 2015, e i redditi inferiori a 15.000 euro entro la fine della legislatura.
Nel programma di Rivoluzione Civile torna la restituzione del fiscal drag e per ridurre il carico fiscale sui lavoratori la strada indicata è quella della detassazione delle tredicesime. Si punta alla rimodulazione delle aliquote, diminuendo il prelievo fiscale per i redditi medio-bassi. Nessun aumento della tassazione indiretta che colpisce in maniera non progressiva. Per il Movimento 5 stelle, invece, il prelievo fiscale non va fatto alla fonte, ogni contribuente dichiara una volta all’anno le sue entrate. Nessuna differenza tra lavoro dipendente e non dipendente. Inoltre gli studi di settore vanno aboliti, nessuno può sapere in anticipo quanto guadagnerà e pagare tasse per redditi spesso non percepiti.
Il taglio al cuneo fiscale
Per il Pdl la riduzione della pressione fiscale per le imprese si traduce nella riduzione del cuneo fiscale con la cancellazione dell’Irap sul costo del lavoro, dando priorità alle piccole imprese e agli artigiani. La riduzione integrale dell’Irap è anche ai primi punti del programma di «Fare»: la sua eliminazione deve procedere di pari passo alla riduzione della spesa. Per «Scelta Civica» l’obiettivo è eliminare il monte salari dalla base imponibile dell’Irap. Secondo le stime il gettito Irap nel 2017 sarà circa di 11,2 miliardi in meno.
Leva fiscale e produttività
Per sostenere le imprese alcuni schieramenti propongono interventi mirati che si vanno ad aggiungere al taglio dell’Irap. Il Pd punta al rilancio del credito d’imposta per la ricerca e a nuovi sconti sugli utili reinvestiti in azienda. Il Pdl mette l’accento su una fiscalità di vantaggio per lo sviluppo economico territoriale, anche in questo caso con un incentivo sugli investimenti. Ma particolare attenzione anche al rilancio dell’occupazione con una detassazione delle nuove assunzioni che si tradurrebbe in un credito d’imposta pari a contributi versati dal datore di lavoro. Il movimento di Monti, invece, punta a un rafforzamento del credito di imposta per ricerca e innovazioni di prodotto e di processo e alla detassazione di salari e produttività. Inoltre come interventi mirati mette sul piatto l’estensione delle detrazioni Irpef per ristrutturazioni, con l’inclusione di arredi e mobili, nonché l’allargamento degli sconti fiscali per riqualificazioni energetiche degli edifici. Un aiuto alle imprese per il movimento di Giannino potrà arrivare dalla semplificazione degli adempimenti: limitando il numero degli obblighi fiscali ed eliminando le eccezioni fiscali con un riordino degli sconti e con l’eliminazione di aliquote speciali come, per esempio, la Robin Tax.
Evasione e riscossione
La lotta all’evasione non è solo una priorità ma per tutte le coalizioni in campo sarà la fonte cui attingere per ridurre la pressione fiscale su lavoro e imprese. Ma con i debiti distinguo. Per Ingroia la lotta all’evasione va combattuta con le leggi anti-mafia e dunque con il sequestro preventivo dei beni anche in caso di un solo indizio per evasioni rilevanti e salava la prova contraria del contribuente. Per Scelta Civica c’è il rafforzamento dei pagamenti elettronici e dei meccanismi per l’incrocio dei dati da parte del Fisco. Stesso rafforzamento proposto dal Pd, secondo cui più che di lotta all’evasione si dovrà parlare di riqualificazione della fedeltà fiscale. Battaglia anche alle frodi e in particolare a quelle “carosello”. No al condono e si dovrà puntare ai controlli sui movimenti finanziari e prevedere un uso selettivo e non di massa del redditometro.
«Fare» guarda più alla codificazione di evasione, elusione e legittimo risparmio di imposta, nonché dell’abuso del diritto. Occorre una riforma delle sanzioni amministrative e penali, e vanno rivisti gli attuali strumenti fino all’abolizione del redditometro.
Per il Pdl non si dovranno fare sconti agli evasori ma allo stesso tempo andrà riscritto il rapporto fisco-contribuenti. E per questo si punta al conflitto di interessi con la possibilità di scaricare scontrini e fatture e a una revisione massiccia di Equitalia e del redditometro. Tra le principali modifiche proposte sulla riscossione spiccano l’innalzamento delle rateizzazioni da 72 a 120 mesi e la rateizzazione per debiti fino a 200mila euro (oggi è 20mila euro), il divieto di iscrizione dell’ipoteca per debiti inferiori a 200mila euro (oggi il limite è a 20mila euro) e l’impignorabilità della prima casa. Come annunciato c’è anche il “condono” o meglio la rinuncia da parte dello Stato ad intascare sanzioni e interessi sulle cartelle già emesse.

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