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Fuoco incrociato di accertamenti

Accertamenti sempre più stringenti anche nei confronti di contribuenti che dichiarano ricavi o compensi congrui e coerenti agli studi di settore. Sembra questo l’ultimo orientamento del fisco. In molti casi, a rafforzare il quadro indiziario (e la pretesa erariale), sono gli elementi di capacità contributiva che gli accertatori desumono direttamente dalle dichiarazioni dei redditi di contribuenti verificati.
Contabilità inattendibile
Una prima modalità utilizzata è l’accertamento analitico-induttivo, supportato da elementi di capacità contributiva. Nell’ambito di un apposito piano di verifiche, l’ufficio controlla la posizione fiscale di un titolare di ditta individuale o di un professionista, acquisendone la documentazione contabile; poi, contestando l’inattendibilità della contabilità, emette un avviso di accertamento con cui rettifica, mediante accertamento analitico-induttivo, maggiori ricavi o compensi e, dunque, maggiore reddito imponibile attraverso appositi coefficienti elaborati, di volta in volta, dagli stessi accertatori.
Contestualmente, nell’atto di accertamento, il fisco motiva l’inattendibilità delle scritture contabili e, dunque, giustifica la rettifica operata contestando, di norma, l’irrisorietà del reddito disponibile e dei compensi o ricavi dichiarati. I funzionari, infatti, determinano il reddito mensile disponibile del contribuente, sottraendo dal reddito lordo dichiarato tutte le spese dallo stesso sostenute nello stesso anno di imposta, desumibili dalla sua dichiarazione dei redditi e dividendo il risultato per 12. In tal modo, si cerca di dimostrare la scarsa credibilità di quanto dichiarato dal contribuente, anche se in linea con gli studi di settore, perché si giunge al risultato di un reddito mensile disponibile molto basso e, in alcuni casi, non sufficiente alla sopravvivenza.
In aggiunta o in alternativa, l’accertamento viene motivato dall’ufficio attraverso la contestazione dell’irrisorietà dei ricavi o compensi dichiarati rispetto alle caratteristiche dell’attività svolta dal contribuente, come emerge da analisi riportate da giornali, studi e ricerche statistiche, siti web di associazioni locali e così via.
Incroci di coefficienti
Un’altra tipologia di accertamento riguarda la rettifica sintetica del reddito di persone fisiche (generalmente professionisti) mediante applicazione congiunta dei coefficienti redditometrici e dello spesometro. Sulla base di un quadro indiziario connotato dalla dichiarazione di reddito professionale inferiore alla media di altri professionisti dello stesso settore e dalla esistenza di spese assai ingenti, l’ufficio accerta un maggiore reddito imponibile attraverso l’utilizzo congiunto dei coefficienti da redditometro (Dm 10 settembre 1992) applicati ai beni e servizi di cui è titolare e delle spese sostenute nello stesso anno e facilmente desumibili dalla dichiarazione dei redditi, senza considerare la circostanza che il contribuente risulta essere comunque congruo e coerente agli studi di settore applicati e applicabili.
L’indice di redditività
Un’ultima tipologia riguarda l’accertamento analitico-induttivo attraverso l’applicazione di indici di redditività o coefficienti di ricarico elaborati dallo stesso ufficio, senza tener conto delle risultanze degli studi di settore. L’ufficio elabora i dati delle dichiarazioni relative a imprese operanti nello stesso settore e da qui desume un indice di redditività medio (cioè a dire il rapporto tra reddito e ricavi): a tutte le imprese che hanno conseguito un indice di redditività inferiore vengono emessi avvisi di accertamento, sulla base dell’applicazione dell’indice più alto.
La legittimità dell’accertamento viene giustificata precisando che la presenza di scritture contabili formalmente corrette non esclude la possibilità di operare una rettifica analitico-induttiva, qualora la contabilità stessa possa considerarsi complessivamente inattendibile come accade quando l’indice di redditività è significativamente inferiore a quello medio del settore.

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