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Fumo di Londra sulla ripresa dei listini europei

Il club della tripla A perde un altro membro. Moody’s ha ritirato recentemente la “tripla A” alla Gran Bretagna, che la deteneva da 35 anni, portando la valutazione sui titoli di Stato del Regno Unito da Aaa ad Aa1 con valutazione stabile.
La revisione peggiorativa di Moody’s potrebbe non essere interpretata negativamente dai mercati, anzi paradossalmente potrebbe fornire una nuova spinta rialzista, soprattutto all’azionario. Se la debolezza della sterlina è un elemento favorevole all’uscita della crisi da parte del Regno Unito, allora le indicazioni che si ricavano dallo studio grafico sono incoraggianti. Il cable, il cambio sterlina-dollaro, viaggia infatti attualmente ai minimi del luglio 2010 e ha violato una serie di importanti supporti che lasciano pensare che il ribasso sia appena iniziato. Una credibile inversione di rotta si verificherebbe solo oltre quota 1,57, soglia per il momento abbastanza lontana da poter permettere anche la realizzazione di eventuali rimbalzi, la velocità della recente discesa ha portato gli indicatori tecnici in “ipervenduto”, senza che la tendenza negativa di fondo venga invertita.
Segnali graficamente rilevanti, in questo caso favorevoli a un’evoluzione rialzista, vengono anche dallo studio dell’indice Ftse 100. Le quotazioni hanno superato a metà gennaio la forte resistenza offerta a 6.015 dai massimi di inizio 2011 spingendosi poi fino in area 6.400. La prossima resistenza sulla strada del rialzo si colloca a 6.500, lato superiore del canale crescente disegnato dai minimi di agosto 2011. Se l’indice troverà la forza per salire anche oltre questa soglia diverrà probabile il ritorno sui massimi del 2007 di area 6.750. Ripiegamenti fino a toccare i 6.100 punti, anticipati dalla violazione di 6.215, non pregiudicherebbero la successiva ripresa dell’uptrend che diverrebbe invece difficoltosa a seguito della violazione di 6.100. Indizi favorevoli al proseguimento del rialzo del Ftse 100 verrebbero a seguito di ribassi del Gilt future, il derivato sui titoli di Stato del Regno Unito a lunga scadenza, sotto area 114. L’andamento delle due curve, azioni e bond, è infatti opposto. L’interesse nei confronti della Borsa inglese, in parte mitigato dall’effetto che l’andamento della sterlina potrebbe avere sul risultato finale dell’investimento per il risparmiatore che ragiona in termini di euro, deriva dalle possibilità che il Regno Unito possa sfruttare i propri punti di forza per risalire la china della recessione.
Di natura diversa l’appeal della Finlandia, che ha il fascino della prima della classe. Anche graficamente l’indice Omx Helsinki 25 è interessante. Recentemente i prezzi, superando il top di febbraio 2012 a 2.309, hanno completato il doppio minimo disegnato in area 1.750 tra agosto 2011 e giugno 2012, una figura dalle implicazioni rialziste che prospetta il recupero dei massimi di due anni orsono a 2.720. Se le quotazioni troveranno la forza per salire anche sopra area 2.400, lato superiore del canale che contiene l’andamento dell’indice dai minimi di giugno 2012, le prospettive di crescita sarebbero rafforzate con primi obiettivi fino ai 2.600 punti. Solo discese sotto area 2.300 farebbero temere una inversione di trend, con i prezzi diretti nella migliore delle ipotesi a ricoprire il gap rialzista del 2 gennaio con base a 2.236. Le similitudini di comportamento tra l’indice di Helsinki e il Dax tedesco sono evidenti, anche se la forza relativa è tutta in favore del finlandese. In ogni caso anche il Dax potrebbe dimostrarsi capace di una buona performance a medio termine: i prezzi superando il top di maggio 2011 a 7.600 hanno segnalato l’intenzione di voler dare un seguito all’uptrend in atto dallo scorso giugno. Conferme in questo senso verrebbero oltre il top del 28 gennaio a 7.871 circa. Solo sotto area 7.500 il balzo messo a segno oltre il picco del maggio 2011 segnalerebbe di aver esaurito la forza propulsiva.

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