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Fukushima come Chernobyl, gravità a livello 7

di Giusi Fasano

TOKYO — Peggio di così niente. L’Agenzia giapponese per la sicurezza nucleare ha deciso di alzare fino al massimo il livello dell’emergenza nella centrale atomica di Fukushima Daiichi 1 e di ammettere, così, quello che molti esperti internazionali vanno dicendo ormai da settimane. E cioè che a Fukushima la situazione è stata sottovaluta. Quindi da ieri non più livello 5 ma 7, il più alto della scala Ines, quella che classifica gli incidenti nucleari per gravità. Nella storia dell’energia atomica il mondo ha assistito a un disastro di quel grado soltanto con l’esplosione del reattore di Chernobyl, in Ucraina, nel 1986. Alla preoccupazione dei giapponesi per il livello 7 si aggiunge la paura per le violente scosse di assestamento di questi giorni: 7.1 e 6.4 della scala Richter nelle ultime 48 ore, ogni volta con l’evacuazione immediata degli operai al lavoro nella centrale di Fukushima. Il nuovo «status» di Fukushima è «da ritenersi provvisorio» , precisa l’Agenzia giapponese che ora attende il parere di organismi come l’Aiea, l’Associazione internazionale per l’energia atomica dell’Onu. Il livello 5 indicava «conseguenze significative» , il 7 vuole dire «incidente catastrofico» o, se si preferisce, «importante rilascio di materiale radioattivo con conseguenze diffuse per la salute e per l’ambiente» . Equiparare Fukushima a Chernobyl viene spontaneo ma un minuto dopo l’innalzamento al livello 7 tutti (il governo, l’Agenzia, la società che gestisce l’impianto) si sono preoccupati di dire il contrario e cioè che nonostante siano sullo stesso gradino, le due crisi atomiche sono (almeno per il momento) due cose non comparabili. Cosa non secondaria: la radioattività emessa finora in Giappone è il 10%di quella che si sparse con la catastrofe di Chernobyl. Finora, però. Perché uno dei tanti problemi, a Fukushima, è il prolungarsi dell’emergenza nel tempo: la stabilizzazione dei suoi sei reattori sembra ancora lontana e sul lungo periodo la quantità totale della radioattività rilasciata nell’ambiente potrebbe anche superare quella che si diffuse dall’Ucraina nel 1986. Non a caso la proposta di revisione del livello da 5 a 7 è legata alla stima globale della quantità di elementi radioattivi rilasciati. Denis Flory, dell’Aiea, entra nei dettagli e spiega al mondo che la decisione di puntare al grado massimo della scala Ines «è stata presa dopo che il Giappone ha potuto misurare il totale delle radiazioni emesse finora» . Fatte le misurazioni, in sostanza, il Paese del Sol Levante si è visto costretto a mettere Fukushima sullo stesso piano di Chernobyl, anche se lì si trattò di errore umano e di difetti di progettazione e qui si tratta di un terremoto spaventoso seguito dallo tsunami. In Ucraina il reattore esploso non aveva nessun sarcofago che lo contenesse e fu per questo che la palla di fuoco prodotta con l’esplosione proiettò la radioattività a una grandissima distanza nell’atmosfera. A Fukushima, al contrario, ogni reattore ha una vasca di contenimento che, per quanto lesionata dopo lo tsunami, è una barriera fra il nocciolo e il mondo esterno. Ma non sono tutte a favore del Giappone le differenze delle due crisi atomiche. C’è il numero dei reattori, per esempio: uno solo a Chernobyl, ben 6 a Fukushima (nessuno dei quali si può dire in sicurezza, a un mese dal sisma), tre molto danneggiati, con il nucleo parzialmente fuso.

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