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Fuga dagli acconti d’imposta

Pochi i contribuenti alla cassa, il prossimo 1° dicembre. Molti contribuenti non saranno in grado, infatti, di versare gli acconti delle imposte per il 2014 e tenteranno di ricorrere al ravvedimento operoso o alla rateizzazione del dovuto, dopo l’esecutività del ruolo, se e quando avranno le relative disponibilità.

Questo è quanto emerge da una ricognizione effettuata da ItaliaOggi presso associazioni e professionisti, dopo l’articolo pubblicato ieri (si veda ItaliaOggi, 25/11/2014) che evidenzia l’alta entità degli acconti dovuti per l’anno in corso, in particolare per effetto dell’applicazione del «metodo previsionale» (100% dell’Irap, 100% dell’Irpef, 95% della «cedolare secca», 100% dell’Ivie e dell’Ivafe e 101,5% dell’Ires).

Il fisco insomma, per esigenze di cassa, preleva anche in corso d’anno (in netto anticipo) imposte senza ancora aver determinato il reddito su cui applicare le relative aliquote (si pensi ai professionisti incisi dalla ritenuta d’acconto sul 20% del fatturato, anche in presenza di dipendenti), mettendo in difficoltà molti contribuenti per il pagamento degli acconti in scadenza il prossimo 1° dicembre (il 30 novembre cade di domenica).

Posto il fatto che il contribuente può, in luogo del cosiddetto «metodo storico» (acconti determinati sulle imposte pagate nel precedente anno, ma tenendo conto degli eventuali regimi agevolativi presenti), adottare il «metodo previsionale», determinando le imposte (presunte) sul reddito «rideterminato» per il periodo d’imposta in corso, in relazione alla variazione (in diminuzione) intervenuta nel corso del 2014, rispetto all’anno precedente (2013), in caso di reddito stabile non può che procedere nel versamento degli acconti comunque dovuti.

Si ricorda, peraltro, che le somme relative agli acconti, che devono essere versati nel mese di novembre, ovvero nell’undicesimo mese dell’esercizio, per i soggetti con periodo d’imposta «non» coincidente con l’anno solare, non possono essere rateizzate ulteriormente e che, in caso di omesso, insufficiente o ritardato pagamento degli stessi, si rende applicabile la disciplina, di cui ai dlgs 471 e 472 del 1997; per le violazioni inerenti ai contributi previdenziali (Inps), di cui alla legge 335/1995, invece, è applicabile la disciplina specifica, riferita alle sanzioni di natura contributiva.

Per effetto di quanto indicato, pertanto, in caso di omesso, insufficiente o ritardato pagamento degli acconti d’imposta (in particolare, di Irpef, Ires e Irap), si rendono applicabili la sanzione del 30% dell’importo non versato o versato in ritardo, fatte salve le riduzioni disposte per i ritardi più contenuti, e gli interessi variabili del 3,5% in caso di pagamento a fronte dell’avviso bonario (articoli 2 e 3, dlgs 462/1997) o 4%, per i ruoli esecutivi dal 1° ottobre 2009, se gli importi non pagati vengono iscritti a ruolo (art. 20, dpr 602/1973).

Di fronte a tale situazione, il contribuente «illiquido» che non può rispettare la scadenza del prossimo 1° dicembre, potrà tenere il seguente atteggiamento: eseguire il pagamento totale attingendo a fonti diverse dai propri redditi (istituti di credito, familiari o altro), eseguire un pagamento «tardivo», rispetto alla scadenza indicata, osservando la disciplina riferita al «ravvedimento operoso», ai sensi dell’art. 13, dlgs 472/1997 e tenendo conto anche delle novità che saranno introdotte probabilmente dalla legge di stabilità 2015 (ravvedimento anche se è già in corso una verifica o un accesso di natura tributaria) o, in assenza totale di disponibilità, anche future, attendere il recupero coattivo, richiedendo successivamente l’eventuale ulteriore dilazione.

Qualora il versamento degli acconti sia eseguito oltre il termine prescritto (1/12/2014), la sanzione può essere, infatti, ridotta nella misura del 3% (pari a 1/10 del 30%) se il versamento (tardivo) viene eseguito entro 30 giorni dalla scadenza (entro il 31/12/2014, per l’acconto in scadenza il 1° dicembre) ovvero pari a 1/15 per ogni giorno di ritardo per il pagamento eseguito non oltre i 14 giorni dal termine (cosiddetto «ravvedimento breve») o del 3,75% (pari a 1/8 del 30%) se il tardivo versamento viene eseguito oltre i 30 giorni dalla scadenza naturale, ma entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione dei redditi, riferita al periodo d’imposta 2014, aggiungendo, in tutti i casi, gli interessi determinati al saggio legale, attualmente pari all’1% annuo.

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