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Fsa contro le banche sui derivati «sporchi» ai danni delle Pmi

Da uno a dieci miliardi. Il margine di oscillazione del costo a cui andranno incontro le banche britanniche per indennizzare le piccole e medie imprese vittime di un nuovo scandalo finanziario made in Britain, è ampio e soprattutto assolutamente teorico. Numeri in libertà a conferma che l’indagine avviata dalla Financial service authority (Fsa) ha scoperto un potenziale verminaio, ennesimo prodotto di derivati eccessivamente complessi .
Si tratta di elaborati swap che avrebbero dovuto proteggere le piccole e medie imprese dai rischi di variazione nei tassi di cambio. Prodotti che in anni di alta volatilità suscitano grande interesse e infatti ne sarebbero stati piazzati circa 40mila in tutta la Gran Bretagna. Fsa ha fino ad ora analizzato 173 swap scoprendo che nel 90% dei casi erano irregolari o erano stati venduti in modo non corretto con modalità e conseguenze tali da lasciare immaginare che una quota significativa di clienti potrà richiedere compensazioni. Le banche coinvolte nel test della Fsa sono le quattro grandi istituzioni del Paese: Hsbc, Barclays, Royal bank of Scotland e Lloyds. Sono tutte consapevoli di quanto è accaduto e hanno già accantonato piccoli tesoretti per ripagare i clienti. Un po’ troppo piccoli se si dimostrerà corretta la valutazione di Martin Berkeley, consultant di Vedanta hedging, specialista su prodotti a protezione dei rischi sugli interessi. A suo parere le banche dovranno pagare almeno 10 miliardi.
Fino ad ora Barclays è stata la più generosa nel prevedere le perdite avendo accantonato 450 milioni. Hsbc ha messo a bilancio solo 150 milioni, Rbs 50 e Lloyds quasi niente. Numeri che sbattono con la valutazione di Martin Berkeley, ma vanno incontro all’ipotesi tracciata da un altro analista. Ian Gordon di Investec infatti non pensa che il conto finale possa superare il miliardo di pound. L’allarme lanciato dalla British banking association non va nella direzione di un piccolo fenomeno. L’associazione ha infatti avvertito tutte le Pmi che avvertono difficoltà finanziarie e intendono chiedere la sospensione delle rate chieste dalle banche di mettersi «immediatamente in contatto con gli istituti». In molti casi, infatti, alla luce della caduta drammatica dei tassi, le banche, invocando il contratto swap, imponevano penali ai clienti oppure compensi elevatissimi per consentire il rifinanziamento a migliori condizioni.
L’allarme, insomma, cresce anche perché lo spettro che si leva ha i connotati simili ai cosiddetti Ppi, Payment protection insurance, garanzie a copertura dei mutui immobiliari che da anni sfondano i bilanci delle banche dopo aver alleggerito i portafogli dei cittadini. Si tratta, infatti, di una dinamica analoga a quella degli swap, ma assai più diffusa perchè legata ai mutui. Fino ad oggi è stato calcolato che le banche hanno dovuto pagare o dovranno pagare compensazioni ai clienti per almeno 12 miliardi di sterline. Numeri che hanno contribuito a deprimere una volta di più i risultati di bilancio degli istituti di credito, ma soprattutto hanno sprofondato la credibilità delle banche agli occhi dell’opinione pubblica. Anche per questo la federazione delle Pmi ha chiesto agli istituti di agire immediatamente per indennizzare le imprese. La risposta delle banche è stata positiva con pronte dichiarazioni di immediata disponibilità ad agire.

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