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Fronte comune sui parametri

Sui parametri l’avvocatura fa fronte comune contro il Cnf. Sono una raffica, infatti, le correzioni inviate da ordini e associazioni alla bozza di decreto parametri messo a punto dal Consiglio nazionale forense. Accompagnate inoltre dalla richiesta univoca di sottoscrivere il correttivo già concordato dall’avvocatura con il ministero della giustizia, in modo da mettere al più presto in soffitta il dm n. 140/2012. È questo il contenuto delle osservazioni inviate dagli ordini territoriali, dall’Oua e dalle associazioni maggiormente rappresentative al Cnf in merito allo schema di proposta di decreto dei nuovi parametri forensi, in attuazione dell’art. 13 della riforma forense. Oua e Aiga, oltre alla richiesta di modifiche della bozza, hanno infatti sollecitato il Cnf a risolvere in tempi rapidi il problema dei «parametri illegittimi», secondo l’avvocatura, contenuti nel dm n. 140/2012. In sostituzione del quale, lo ricordiamo, il ministro della giustizia ha emanato i correttivi per tutte le professioni tranne che per gli avvocati (in attesa, appunto, della proposta del Cnf). L’Unione degli avvocati del Triveneto, invece, ha inviato un corposo documento con numerose richieste di modifica della bozza predisposta dal Cnf. Entriamo nel dettaglio.

Oua e Aiga

L’Oua ha invitato il Cnf «a formulare parere espressamente favorevole all’emanazione del decreto correttivo, pur senza intaccare il proprio diritto di iniziativa a proporre la redazione dei parametri». Quanto al contenuto della bozza, la Commissione dell’Oua segnala una serie di anomalie. Tra queste: nella parte normativa del regolamento viene del tutto omessa la previsione del pagamento delle spese forfettarie, «le quali sono, invece, riconosciute anche nel decreto correttivo». «Si tratta evidentemente di una svista, cui va posto rimedio, per cui si propone l’introduzione della relativa previsione e si indica la percentuale del 15% sull’intero compenso». Inoltre, secondo l’Oua, l’art. 5, comma I, nel disciplinare l’ipotesi di liquidazione del compenso da parte del giudice, non prevede espressamente l’obbligatorietà per il giudice di attenersi ai parametri previsti nelle tabelle. Nella determinazione dei parametri relativi alle cause civili, amministrative, poi, «appaiono penalizzate le cause aventi valore fino a 1.000,00, in cui i parametri previsti dal regolamento in esame appaiono addirittura inferiori rispetto a quelli già striminziti previsti dal dm 140/2012». Anche l’Aiga invita il Cnf a trovare una soluzione affinché si giunga «al completamento dei nuovi parametri in tempi estremamente rapidi», non comprendendo se «il comune obiettivo dell’avvocatura sia quello di ottenere nuovi parametri, più ragionevoli ed equi, oppure rivendicazioni di primogeniture». Quanto alle osservazioni, secondo i giovani avvocati, tra l’altro, va modificato l’art. 3 laddove prevede che per i giudizi non compiuti sia indicato come criterio «in dipendenza dell’effettiva durata dell’incarico». «Sarebbe opportuno evitare tale frase richiamando invece come criterio l’effettiva attività prestata».

L’Unione triveneta

Numerose le richieste di modifica inviate dai Consigli dell’ordine degli avvocati di Venezia, Trento e Trieste. All’art. 1, i consigli auspicano che sia prevista, oltre alla liquidazione di un organo giurisdizionale, anche del Consiglio dell’ordine. E che sia introdotta la previsione del rimborso spese generali. All’art. 3, si richiede di «prevedere che in caso di recesso o di revoca senza giusta causa da parte del cliente, nel corso dell’incarico, sia comunque dovuto almeno il 50% della fase in cui è esercitato il recesso o la revoca». Per quanto riguarda I criteri generali per la determinazione dei compensi, secondo l’Unione del Triveneto è «opportune introdurre un riferimento al numero delle udienze di trattazione o istruttorie o incontri e consultazioni stragiudiziali».

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