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Fronte comune dell’editoria a difesa del diritto d’autore

Ha fatto e sta facendo fronte comune il mondo dell’editoria in vista dello showdown di domani, quando alla plenaria di Strasburgo il Parlamento Ue tornerà a votare la cosiddetta riforma del copyright. L’Eurocamera aveva respinto a luglio il via libera al mandato negoziale, riaprendo il dibattito e facendo slittare il verdetto.
Con una lettera aperta pubblicata più volte sui giornali italiani, la Fieg, Federazione italiana editori giornali, e l’Enpa, l’Associazione degli editori europei, hanno quindi chiesto ai parlamentari di Strasburgo «di votare a favore dell’introduzione di un diritto connesso per gli editori di giornali». L’introduzione «di un diritto connesso – spiega la nota diffusa dalla Fieg – tutelerebbe l’informazione professionale, libera e indipendente in Italia e in Europa, consentendo a tutte le aziende editoriali, indipendentemente dalla loro dimensione, di ottenere la giusta remunerazione per il proprio lavoro».
Nella lettera, firmata dal presidente della Fieg, Andrea Riffeser Monti, e dal presidente Enpa, Carlo Perrone, si legge che gli editori «vogliono difendere la democrazia e il diritto dei 150 milioni di lettori europei ad una libera Stampa». L’introduzione del diritto connesso, scrivono, «garantirà la sopravvivenza della stampa, minacciata dalla distribuzione massiva di contenuti ad opera dei grandi aggregatori digitali; consentirà alle aziende editoriali, grandi e piccole, di ottenere la giusta remunerazione per il proprio lavoro; contribuirà a difendere i giornalisti e il loro lavoro; riequilibrerà la differenza di valore tra stampa e piattaforme digitali».
Una campagna è stata promossa anche della Federazione nazionale della Stampa italiana (Fnsi), d’intesa con la Federazione europea e la Federazione internazionale dei giornalisti. La «regolamentazione – si legge nell’appello dei sindacati dei giornalisti – è necessaria per difendere la libera informazione e il diritto dei cittadini ad essere informati, garantiti dalla Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo e dall’articolo 21 della Costituzione italiana». Se il prodotto giornalistico, si legge ancora, «non soltanto viene messo gratuitamente a disposizione attraverso la rete, ma addirittura consente ai cosiddetti “Over the top” di ricavare ingenti profitti attraverso la raccolta pubblicitaria e la messa in circolazione di dati forniti dagli utenti della rete, esiste un problema non soltanto per le imprese, costrette a ridurre il numero dei giornalisti e del personale dipendente», ma «anche e soprattutto per la democrazia».

Andrea Biondi

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