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Frodi sui prestiti garantiti dallo Stato: la Gdf accende il faro

L’alert sulle imprese destinatarie dei finanziamenti «Garanzia Italia» – gestiti da Sace e assistiti con 200 miliardi di garanzia dello Stato – scatta con l’ipotesi preliminare di illeciti tributari. Secondo la Guardia di finanza, infatti, il rischio è che dietro i reati di evasione e frode fiscale si celino forme di dissimulazione di tensioni finanziarie al solo scopo di incassare gli aiuti.

Il Covid-19 ha innescato uno shock economico senza precedenti, caratterizzato da una forte crisi di liquidità e indebitamento per le imprese. Bankitalia stima che le misure varate dal Governo abbiano potuto limitare gli effetti negativi per circa 42mila imprese, su un bacino di 142mila coinvolte nell’analisi dei tecnici di Palazzo Kock. Eppure – rilevano gli investigatori – non si esclude che speculatori possano sfruttare la recessione incassando finanziamenti che dovrebbero essere destinati alle imprese in reale difficoltà. Per questo la Guardia di finanza, con la guida del comandante generale Giuseppe Zafarana, ha avviato specifici piani di intervento sul fronte dei finanziamenti assistiti da garanzia.

Le imprese «target»

Secondo il colonnello Paolo Borrelli, a capo dell’ufficio Tutela uscite e mercati del III Reparto delle Fiamme gialle, «le attività investigative mirano al blocco delle erogazioni indebite e al recupero delle somme percepite». Il monitoraggio è ad ampio spettro e si muove su tre direttrici: l’attività di intelligence sul territorio, l’acquisizioni di informazioni sulla super banca dati Dorsale Informatica e il successivo incrocio dei dati per individuare le eventuali anomalie.

Le analisi di rischio sono svolte a livello centrale dal Nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie. «La qualità di tali processi di analisi – spiega Borrelli – consente di individuare soggetti contraddistinti da elevati profili di rischio: i controlli di polizia economico-finanziaria, che si pongono a valle delle erogazioni, sono sempre mirati su target adeguatamente selezionati».

Finanziamenti Sace

I finanziamenti assistiti da garanzia statale sono tra gli ambiti maggiormente sotto la lente investigativa. Si tratta di uno specifico piano di intervento messo a punto dalla Guardia di finanza. Il punto di partenza è rappresentato dall’analisi delle autodichiarazioni delle imprese che fanno richiesta dell’erogazione. «L’indebito accesso al beneficio – spiega Borrelli – è realizzato, nella forma più elementare, mediante il mendacio nelle autodichiarazioni o l’omissione di informazioni dovute sui requisiti richiesti». Ma spie di illeciti sono rappresentate anche dalla distrazione delle risorse per impieghi e finalità estranee alle esigenze d’impresa e da operazioni tributarie opache.

L’indagine, aggiunge l’ufficiale, si «concentra su elementi sintomatici di rischio di evasione, frode fiscale e condotte pre-fallimentari, poiché la dissimulazione delle reali condizioni economiche e la simulazione di attività inesistenti, poste in essere allo scopo di frodare il Fisco, possono costituire anche il presupposto per l’accesso indebito ai finanziamenti in esame».

Indagini sul fronte dei finanziamenti garantiti hanno già prodotto i primi risultati. Una recente inchiesta ha consentito di individuare a Milano una associazione per delinquere finalizzata non solo alle frodi fiscali ma anche all’indebita percezione di finanziamenti, anche garantiti dallo Stato. Stando ai riscontri, i responsabili avrebbero presentato richieste di finanziamento corredate da bilanci creati ad hoc e gonfiati attraverso l’utilizzo di fatture false, che consentivano di far apparire floride le società richiedenti, in realtà prive di una qualsiasi struttura operativa. Sono state individuare 8 società riconducibili al sodalizio criminale, le quali hanno inoltrato 6 istanze che hanno determinato l’ottenimento di contributi a fondo perduto per oltre 61 mila euro, confluiti sui conti correnti oggetto di sequestro, nonché oltre 40 finanziamenti, per l’importo complessivo di più di 8 milioni di euro, di cui circa 4 milioni garantiti dallo Stato, con fondi del ministero dello Sviluppo economico.

Fondo perduto: i fatturati

Uno specifico piano d’intervento, aggiunge il colonnello Borrelli, riguarda anche i contributi a fondo perduto previsti dai decreti Rilancio, Ristori e Sostegni. In questo caso il focus investigativo riguarda i fatturati dichiarati. «Un criterio di analisi e selezione dei soggetti da sottoporre a controllo – conclude – muove, ad esempio, dall’analisi, condotta in collaborazione con l’agenzia delle Entrate, delle anomalie nell’inserimento nel “sistema di interscambio della fatturazione elettronica” delle fatture emesse, tali da far ritenere possibile la fraudolenta simulazione dei volumi d’affari necessari per accedere alla misura e/o beneficiare di somme superiori a quelle che sarebbero state spettanti».

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