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Frodi, la Ue fa scudo in Cina In arrivo nuovi obblighi per salvaguardare la salute dei consumatori dopo gli ultimi scandali sui prodotti alimentari

La Cina è un osso duro, ora più che mai, sul fronte della tutela della proprietà intellettuale e delle norme, da conoscere a menadito, per entrare in sicurezza nel mercato cinese.
Le realtà aziendali più piccole devono attrezzarsi, abituate come sono a muoversi spesso autonomamente e, negli ultimi tempi, anche in fretta, senza meditare a sufficienza sui rischi da esposizione, proprio in Cina, del loro prezioso know how.
Bussare alla porta giusta in cerca di aiuto è fondamentale.
La buona notizia è che a Pechino sta per ripartire il programma europeo sull’intellectual property: è la logica continuazione di IPR2, si chiamerà Ip key ed è organizzato dall’Uami nell’ambito dell’Eu China IP cooperation action. Farà tesoro dell’esperienza precedente, durata oltre due anni, una sorta di alfabetizzazione sull’Ip in Cina molto apprezzata dalle aziende europee anche perché ha contribuito a far maturare concretamente i cinesi sul fronte della proprietà intellettuale.
Un punto forte di riferimento in Cina è EuSme Centre, sempre dell’Unione europea (www.eusmecentre.org.cn), guidato da Chris Cheung, con il supporto di un gruppo di giovani ricercatori esperti di Cina e proprietà intellettuale, però a misura delle Pmi.
“Are you ready for China?”, il loro pezzo forte, è una sorta di kit diagnostico online destinato ai nuovi arrivi sul mercato cinese, ma il Centro ha messo a punto ben quattro report utili a valutare se si è pronti o no per la Cina, un database di leggi con almeno una quarantina di leggi accessibili online, più notizie su investimenti stranieri, commercio cross border, scambi con l’estero, tasse, mercato del lavoro, franchising. Al tema delle certificazioni sanitarie – la Camera italocinese di Milano ha appena dedicato un seminario con il supporto delle istituzioni cinesi – bisognerà prestare grande attenzione: è in arrivo infatti un nuovo regime che ancora non ha i contorni definiti, ma che guarda soprattutto alla tutela della salute dei consumatori dopo gli ultimi scandali alimentari .
«EuSme Centre ha un hot desking che spiega come far arrivare le merci dalla dogana, come gestire l’etichettatura per cibo e bevande importate in Cina, come maneggiare le regole sui prodotti tessili – dice Anne-Laure Maddy – tutti temi particolarmente sentiti dalle aziende straniere che arrivano qui».
EuSme Centre e China IPR SME helpdesk, il braccio operativo sulla proprietà intellettuale, lavorano insieme su una serie di progetti, tra cui un seminario che si terrà a Shanghai il prossimo 30 ottobre dedicato proprio ai debuttanti dell’ultima ora in Cina. Mercoledì 23 a Qindao c’è un incontro organizzato con la Camera di commercio italiana in Cina su come scrivere un contratto senza commettere passi falsi. Smantellato il desk anticontraffazione italiano a Pechino, e in attesa che se ne ricrei un altro, l’helpdesk europeo è senz’altro uno strumento da utilizzare.
Un’altra ottima cosa è che dal 1° maggio 2014 entra in vigore la nuova legge sul trademark approvata dall’Assemblea Nazionale del Popolo il 30 agosto scorso. Una legge che rimuove un ostacolo odioso specie per le Pmi, noto come trademark squatting, cioè il deposito in malafede del marchio altrui, generalmente finalizzato a estorcere denaro al legittimo titolare. Si tratta di una prassi diffusissima in Cina, che molte aziende italiane hanno purtroppo subito. Quindi, basta registrazioni fasulle del marchio. E, per giunta, vengono finalmente comminate sanzioni amministrative molto pesanti a chi viola la legge.
Infine c’è anche un versante fieristico da tener presente: molte aziende che espongono stanno trovando un supporto nei servizi organizzati in Fiera, specie in quelle esportate, come è appena successo al MicamShanghai, la Fiera delle scarpe di lusso made in Italy, e come capiterà la prossima settimana a Milano Unica, che si terrà sempre a Shanghai.

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