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Frodi, il danno salva l’azienda

I beni dell’azienda non possono essere sequestrati per la frode fiscale commessa dall’amministratore quando l’attività illecita ha finito per danneggiare l’impresa. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 23973 del 9 giugno 2014, ha annullato senza rinvio il sequestro disposto sui conti bancari di una società per la frode fiscale della quale era accusato il suo vertice. Riprendendo le recenti motivazioni delle Sezioni unite con le quali è stata esclusa la legittimità della misura sui beni aziendali a meno che la società non è uno schermo fittizio, la terza sezione penale ha chiarito che se la società di cui l’imputato era amministratore pagava realmente i corrispettivi di operazioni inesistenti, questa veniva danneggiata anziché beneficiata dalla condotta, nei suoi confronti mendace e truffaldina, dell’amministratore, da definirsi quindi infedele, ovvero soggetto che agiva in modo effettivamente non correlato a un rapporto organico. Il Tribunale ha invece affermato che «le modalità operative della complessa attività fraudolenta posta in essere rivelano una strumentalizzazione della società dallo stesso gestita e rappresentata ai fini dell’attuazione dell’ardito piano criminoso ideato dallo stesso e dai suoi che non consente in alcun modo di escludere la partecipazione della società, in quanto soggetto giuridico autonomo, dalle conseguenze vantaggiose delle condotte poste in essere dal manager. Del resto può essere disposto nei confronti di una persona giuridica il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di denaro o di altri beni fungibili o di beni direttamente riconducibili al profitto di reato tributario commesso dagli organi della persona giuridica stessa, quando tale profitto (o beni direttamente riconducibili al profitto) sia nella disponibilità di tale persona giuridica. È stato quindi annullato il sequestro finalizzato alla confisca sui conti di un’impresa edile il cui manager aveva pagato fatture false danneggiando così le casse dell’azienda, che si era pure costituta parte civile nel processo penale chiedendo il risarcimento.

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