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Frodi fiscali senza sconti penali

Tre strade per superare la norma «salva-Berlusconi» anche se i nodi si scioglieranno solo nel Consiglio dei ministri del 20 febbraio quando, oltre al provvedimento sulla certezza del diritto, saranno esaminati anche gli altri provvedimenti attuativi della delega, come reso noto ieri dal premier Matteo Renzi nella sua enews.
La soluzione più ardita – sia politicamente che tecnicamente – è l’abbassamento della soglia di non punibilità di tutti i reati per chi evade sotto il 3% dell’imponibile dichiarato o dell’Iva evasa. L’ipotesi più tranchant e più difficile da giustificare politicamente è l’eliminazione del tanto contestato articolo 19-bis inserito nell’ultimo giro di tavolo a Palazzo Chigi il 24 dicembre. Alla fine, quindi, potrebbe prevalere una soluzione di compromesso. La via di mezzo consentirebbe di salvare la «faccia» e la norma, giustificando così le scelte fatte alla Vigilia di Natale, ma prevedendo l’inapplicabilità della soglia nei casi in cui la violazione configuri una frode fiscale. In questo modo, i grandi evasori sarebbero puniti e la norma perderebbe l’etichetta di «salva-Berlusconi».
L’amministrazione finanziaria e lo stesso presidente emerito della Consulta, Franco Gallo, considerano la soglia del 3% tecnicamente errata. Ne parlerà oggi nella riunione d’urgenza proprio la commissione di esperti e tecnici guidata da Gallo per rivedere la stesura finale del decreto sulla certezza del diritto e tutte le possibili criticità. Nella formulazione attuale, la disposizione consente la non punibilità se l’imposta evasa non supera il 3% di imponibile dichiarato per tutti i reati tributari, compresi quelli di dichiarazione fraudolenta, per di più realizzata anche con particolari artifici, dunque con il dichiarato intento di frodare e ingannare il fisco. Quindi, secondo alcune delle voci critiche levatesi in questi giorni, la disposizione si tramuterebbe, di fatto, in un aiuto agli evasori più pericolosi con il rischio di minare la deterrenza dell’intero impianto penale-tributario.
Per l’amministrazione finanziaria, poi, la soglia del 3% contraddice di fatto l’intera ratio del decreto sterilizzando il meccanismo delle soglie che lo stesso decreto introduce e rivede per le differenti tipologie di reato tributario, anche quelle dove la violazione è più grave.
Motivi che porterebbero a pensare a una completa cancellazione della norma, se non fosse per un retromarcia politicamente difficile da giustificare soprattutto alla luce del fatto che la revisione del testo è stata rinviata al 20 febbraio. Ecco perchè la “mediazione” potrebbe portare a lasciare in vita la soglia magari rivedendo la percentuale anche alla luce delle indicazioni che potrà fornire il Parlamento una volta che il decreto approderà all’esame delle Camere, ma prevedendo espressamente l’esclusione della non punibilità quando l’illecito configura una frode fiscale. Del resto, proprio Renzi l’ha definita ieri «una norma semplice che rispetta il principio di proporzionalità» lasciando intendere tra le righe che la soluzione intermedia potrebbe essere quella più quotata.
Lo spostamento al 20 febbraio consentirà di avere più tempo per una verifica anche sugli altri nodi del testo licenziato a Natale. Prima di tutto va ricordato che la soglia del 3% non è l’unica clausola di esclusione di punibilità ma ce n’è un’altra che estingue il reato:?chi chiude i conti con il fisco prima del dibattimento in primo grado rischia di mettere su piani differenti i contribuenti perché le disponibilità finanziarie per effettuare l’adesione all’accertamento potrebbero fare la differenza.
Altri punti controversi (si veda anche la grafica in pagina) riguardano poi essenzialmente le soglie: quella minima di mille euro al di sotto della quale le false fatture sono depenalizzate, quella triplicata sugli omessi versamenti di Iva e ritenute (che il provvedimento del 24 dicembre puntava a portare da 50mila a 150mila euro) e i limiti più alti a partire dai quali scatta il reato di dichiarazione infedele. Tutti aspetti su cui i critici intravedono la possibilità di indebolire l’effetto deterrenza in chiave antievasione delle norme penali-tributarie.
A ciò si aggiunge poi la questione del raddoppio dei termini di accertamento. Lo schema di Dlgs non fa riferimento al regime transitorio (ipotesi circolata nei giorni precedenti) per il 2015 e il 2016, che avrebbe consentito al fisco la presentazione o la trasmissione della denuncia rispettivamente entro due anni e un anno dal termine di decadenza. In più la legge delega chiede, comunque, di salvaguardare gli effetti degli atti di controllo già inviati al momento dell’entrata in vigore delle nuove norme. E anche questo sarà un aspetto da pesare attentamente per non rischiare altri infortuni.
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