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Frodi carosello, pressing Ue

Stati membri dell’Ue uniti contro le frodi carosello. Il piano d’azione sull’Iva proposto dalla Commissione europea tre settimane fa sarà oggetto di specifica discussione nella prossima riunione dell’Ecofin, in programma il 25 maggio a Bruxelles. Ma tra i 28 ministri delle finanze sembra essere prevalente la volontà di sostenere le misure anti-abuso, la cui urgenza è stata ribadita anche dalla presidenza di turno olandese dell’Ue nel corso del Ecofin informale riunitosi ad Amsterdam venerdì e sabato scorsi. Incontro, quest’ultimo, nel quale è arrivato l’ok pressoché unanime alla riforma del Patto di stabilità. Operazione che trarrebbe sicuro giovamento dal parziale recupero dei circa 50 miliardi di euro all’anno sottratti alle casse dei paesi membri dalle frodi transfrontaliere.

Nell’action plan messo a punto dalla Commissione Ue la misura più rilevante è senza dubbio il nuovo meccanismo di applicazione dell’Iva nelle transazioni intracomunitarie. Rispetto all’attuale sistema improntato sul reverse charge, l’obiettivo di Bruxelles è quello di arrivare all’incasso dell’Iva nel paese del fornitore secondo le aliquote vigenti nel paese di destinazione delle merci.

In questo modo, le società fiscalmente infedeli non potrebbero più scappare con la cassa (cioè trattenere indebitamente l’Iva incassata sulle cessioni al cliente finale, dopo aver importato i beni senza Iva), in quanto l’acquisto intra-Ue avrebbe già scontato l’imposta. Sarà poi cura delle tax authorities dei diversi paesi provvedere a compensazioni e trasferimenti, senza quindi più rischiare che decine di miliardi di euro si perdano nei diversi passaggi «b2b». Il nuovo meccanismo anti-frode, a parere dei tecnici comunitari, potrebbe debellare i caroselli fino 80%, con un recupero di gettito di 40 miliardi di euro annui.

L’attuazione del nuovo sistema, che presuppone l’accordo unanime di tutti gli stati membri, presenta però diverse criticità applicative, legate per lo più ai diversi rapporti tributari che verrebbero a instaurarsi tra i privati e le amministrazioni finanziarie per versamenti, detrazioni, variazioni, accertamenti e mancati pagamenti (si veda ItaliaOggi del 9 aprile 2016). Il prezzo da pagare per contrastare più efficacemente gli illeciti potrebbe quindi essere quello di maggiori incertezze operative e costi per le imprese.

La semplificazione del sistema comune dell’Iva è invece uno dei pilastri della riforma. Nell’ottica di non gravare eccessivamente le aziende di ulteriori oneri burocratici, Bruxelles ha previsto un regime transitorio grazie al quale, almeno in fase iniziale, gli operatori «certificati» dall’autorità nazionale potranno continuare a seguire le regole attuali. Senza dimenticare che, qualora il nuovo meccanismo andasse a regime, i gruppi multinazionali potranno registrarsi ai fini Iva esclusivamente nel proprio paese, con un risparmio di costi amministrativi stimato in oltre un miliardo di euro. La Commissione Ue ha annunciato la predisposizione di un’apposita direttiva: prima, però, sarà necessario che l’Ecofin fornisca un chiaro orientamento politico e confermi ufficialmente il proprio sostegno alle riforme proposte il 7 aprile 2016.

Valerio Stroppa

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