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Frequenze tv, Rai e Mediaset fuori dall’asta

ROMA — Rai e Mediaset, per una volta, sono sconfitte al tavolo delle frequenze televisive. Il Garante delle Comunicazioni (AgCom) vieterà ai dinosauri del duopolio tv nazionale di concorrere per le sei reti (o multiplex) che il governo sta per mettere all’asta. Il divieto è scritto, nero su bianco, nella bozza di decisione che il Garante mette adesso a «consultazione pubblica» perché tutti i soggetti interessati possano dire la loro.
Spiega il Garante che, alla fine dell’asta, nessun editore potrà avere più di cinque multiplex. Questo tetto anti-concentrazione (che l’Unione Europea, nei giorni scorsi, ha invocato in una sua lettera) diventa dunque un dato strutturale del nostro mercato delle frequenze.
E i conti sono presto fatti. La Rai ha già quattro multiplex, cui ne aggiunge un quinto destinato al Dvbt-2 (il digitale terrestre di seconda generazione). A sua volta, Mediaset controlla quattro multiplex ed ne ha anche un quinto utilizzabile per la televisione in mobilità (il Dvb-h). Prima l’Unione europea ed ora anche il Garante italiano stabiliscono che queste reti di frequenze hanno tutte lo stesso valore e lo stesso peso, a prescindere dall’etichetta tecnologica che è stata loro attribuita nel tempo. In altre parole, Rai e Mediaset hanno già toccato il tetto – ora vincolante – dei cinque multiplex. Di conseguenza, sono escluse dalla nuova asta.
I due gruppi esclusi, forse, non faranno un dramma di questo altolà, visto che i loro conti sconsigliano una nuova dispendiosa campagna di acquisizione di multiplex, reti, frequenze. Il gruppo Mediaset, però, ha sempre dominato il risiko dei ripetitori ed ora scalpita, comunque irritato. Non è un caso se questa bozza di decisione viene approvata dal consiglio del Garante con ben due astensioni su 5 voti disponibili. Decisivo, dunque, per il via libera al provvedimento è il “sì” del presidente, il montiano Cardani. I multiplex all’asta saranno sei. Ma tre fra questi (il gruppo U) saranno a disposizione delle televisioni a tempo, per un massimo di 5 anni. Il Garante annuncia che, nel 2017, le frequenze dovranno essere liberate e girate agli operatori delle telecomunicazioni perché rafforzino la banda larga mobile di ultima generazione (la famosa Lte). I restanti tre multiplex – gruppo L – andranno invece alla televisione con una scadenza d’uso molto più lontana (il 2033). Una clausola di garanzia viene assicurata ai nuovi editori della tv, che oggi hanno in mano un solo multiplex (come Europa 7, Dfree di Tarak Ben Ammar, Rete-Capri). All’asta avranno la possibilità di concorrere per tutti e tre i multiplex del gruppo L. Soggetti come Sky e Telecom – già attivi su altre piattaforme e altri mercati, come la pay-tv e i telefonini – potranno puntare ad un solo nuovo multiplex.
Al tavolo dei vincitori, in questa partita dei ripetitori, dovrebbe iscriversi anche H3g. Da tempo, l’operatore di tlc chiede di convertire
alle trasmissioni televisive le frequenze di cui dispone, formalmente destinate alla sola tv in mobilità. Una lite davanti al Tar è stata aperta da H3g quando il Garante (sotto al gestione del vecchio presidente Calabrò, a novembre) ha bloccato questa conversione. Se ora il nuovo Garante stabilirà che le frequenze possono essere impiegate in ogni modo e con qualsiasi finalità, la lite dovrebbe chiudersi senza ulteriori conseguenze.
I tempi per la decisione finale, dunque. Gli editori e i soggetti interessati potranno inviare i commenti alla bozza di decisione entro 30 giorni. Subito dopo, il Garante ne scriverà la versione definitiva, che sarà inviata alla Commissione europea a Bruxelles per l’ultimo definitivo esame.

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