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Freno alla banda ultra-larga Ue chiede chiarimenti all’Italia dopo il ricorso di Telecom al Tar

Telecom Italia vuole sottrarsi, costi quel che costi, ai vincoli che sopporta perché ex monopolista della telefonia e proprietario della rete Internet più diffusa. L’ultima mossa di Telecom Italia chiama in causa la Commissione europea di Bruxelles, il nostro Garante per le Comunicazioni (l’Ag-Com) e il suo nuovo avversario sul fronte delle connessioni web ad altissima velocità, l’Enel.
A inizio agosto, Telecom Italia ha notificato un esposto alla Commissione europea, destinatari gli uffici della Direzione generale per la Concorrenza. E questa Direzione generale, sentinella della corretta competizione tra le imprese, ha inviato una richiesta di chiarimenti al nostro Garante per le Comunicazioni, che ora lavora ad una risposta.
Nell’esposto, Telecom Italia cita le gare pubbliche che permetteranno ad aziende specializzate di posare i cavi di una nuova rete Internet in Italia. Una rete ad altissima velocità che l’Europa vorrebbe pronta entro il 2020. Questa nuova rete sarà realizzata con un finanziamento statale fino al 70%, in alcuni casi fino al 100% della spesa.
Ora che l’Italia lavora ad una seconda rete nazionale, Telecom Italia invoca un diverso quadro regolamentare. Due le soluzioni. Secondo la società dell’ad Flavio Cattaneo, il nostro Garante per le Comunicazioni dovrebbe sgombrare il campo da ogni vincolo. Le società della telefonia fissa e di Internet dovrebbero fronteggiarsi come oggi quelle dei cellulari senza che alcun laccio leghi il braccio dell’ex monopolista. La strada alternativa sarebbe imporre ai nuovi colossi del mercato gli stessi paletti che oggi sono piantati lungo il cammino di Telecom Italia. Ed è qui che Telecom chiama sulla scena Enel e la sua controllata Open Fiber, attiva nei collegamenti web ad altissima velocità.
Telecom Italia ricorda alla Commissione che Open Fiber in alcune zone del Paese – potrà diventare concessionario e utilizzatore esclusivo della nuova rete, o addirittura proprietario di questi cavi. Ad aggravare il quadro c’è il fatto che questa rete viene costruita con un contributo dello Stato parziale o totale; e che la stessa Enel è azienda a partecipazione pubblica. Ci sarebbero, insomma, tutti i motivi per imporre ad Enel dei vincoli regolamentari, sia pure limitati a specifiche aree della Penisola.
Infine Telecom Italia chiede che Enel e la controllata Open Fiber siano costrette alla più rigida separazione contabile e organizzativa. La separazione servirebbe ad evitare che soldi anche pubblici (delle bollette di luce e gas di Enel) finiscano con il finanziare le attività tutte commerciali di Open Fiber, nella partita del web super rapido.

Aldo Fontanarosa

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